21 apr 2013

Giornata del libro Unesco: un omaggio a Pinin Carpi

Il consiglio della settimana riguarda un autore che è stato anche pittore, militante, partigiano e soprattutto papà e educatore, disposto a inventare storie e immagini insieme ai bambini, stuzzicando tutte le corde più incongruenti dei cuori infantili: Pinin Carpi (1920-2005).
Nelle sue storie c'è sempre qualcosa che va a rovescio, o per il verso giusto (con la G maiuscola), secondo la logica del fantastico. C'è una pittrice che dipinge con la marmellata, un papà che si mangia di tutto e di più, scimmioni che assaltano un'edicola, una fanciulla nel bosco che sembra provenire dal mondo delle fiabe. Quel che mi piace è che i personaggi e il modo di raccontare sono molto vicini alla quotidianità dei bambini, si parla di bambini, uomini e donne che ci capita di conoscere di continuo. Ma le ambientazioni, la maniera di condurre le storie, ci portano immediatamente in un terreno sconosciuto, fantastico, il terreno del gioco e della chiacchiera a letto prima di andare a dormire.


Ai nostri piccoli lettori (per chi comincia a leggere ma già si sente bravo -come recitano le indicazioni della fantastica collana "Le letture" della EL) consigliamo vivamente Il libro per scrivere le lettere (EL, Le letture, 1981) e La bambina che non voleva andare a dormire (EL, Le letture, 1981). 


Ai nostri letturi più navigati, magari col pallino per l'avventura, i pirati, o per le cose buone da mangiare (di cui son pieni zeppi tutti i libri di Pinin Carpi) consigliamo per primo un capolavoro del divertimento, da farsi leggere sera dopo sera: Le avventure di Lupo Uragano, Vallardi 1981. Lupo Uragano è un marinaio scaltro e lirico come Ulisse, coraggioso e forte come un supereroe (di tempi evidentemente poco politicamente corretti: la sua arma sono due pipe, che adora fumare!), buono come Sindbad: quel che fa è andare per mari, per terra e...per aria col suo veliero che ha per alberi proprio degli alberi, nel senso che è una specie di boschetto viaggiante dove Lupo abita con cinque anatroccoli, ranocchie, la foca Tapioca, due orsacchiotti e la sua cuoca di bordo, Celeste. Insieme ne attraverseranno di tutti i colori. Le storie sono illustrate dallo stesso Pinin, e scandiscono un respiro in tante avventure. L'autore (a acquerello, soprattutto) non manca di solleticar la fantasia dei bambini e di insistere sui dettagli minuti e spassosi che tanto amano.

Dedicheremo altri post a Pinin Carpi (e ne abbiamo già parlato qui) perché è uno di quegli autori che "ai nostri tempi" (1985-95) componeva "il sacro trittico" insieme a Rodari e Munari, e invece ultimamente è un po' dimenticato. Eppure i bambini lo adorano, per esempio lo scorso anno, con un bambino che arrivava prima degli altri al prescuola (6 anni, prima elementare) abbiamo letto insieme di gusto quasi tutta la sua produzione!
Tra gli editori che continuano a ricordarlo, e che ne apprezzano il potenziale ironico, eversivo e fantastico, Il Castoro ha ripubblicato un bell'albo di gran formato: Il sentiero segreto (2011). Anche Piemme continua a pubblicare alcuni dei suoi libri: Il papà pittore, il classico Cion Cion Blu e alcuni titoli di una collana dedicata ai classici dell'arte, precedentemente editi da Vallardi.


Per saperne di più delle sue illustrazioni, clicca qui per il blog della mostra postuma organizzata presso la "Casa Carpi" a Mondonico (Lc). Per un articolo di G. Pezzuoli comparso all'indomani della sua morte, clicca qui.

Per un approfondimento, c'è un bel libro pubblicato col patrocinio dell'allora Comune di Roma: Il mago dei labirinti. Pinin Carpi scrittore e illustratore, Fratelli Palombi Editori 1993 in cui ci sono saggi di A. Faeti, R. Bellini, M. Bianchi, S. Fabri, L. Tedeschi.

Cerca tutti i libri di Pinin Carpi che non son più pubblicati (e le vecchie edizioni Vallardi...in formato ben più grande e gustoso per i piccoli lettori delle riduzioni Piemme) sul catalogo on line delle Biblioteche di Roma. Qui


Leyla Vahedi


15 apr 2013

*La casa impossibile* e *I vestiti impossibili* di Chiara Rapaccini

Oggi vi consigliamo due libri di Chiara Rapaccini, La casa impossibile e I vestiti impossibili (cercateli nelle Biblioteche di Roma consultandone l'opac).

Nel 1991 avevo sette anni e mia mamma mi comprò due libri fantastici di Chiara Rapaccini, freschi di stampa per Emme Edizioni: La casa impossibile e I vestiti impossibili. Dietro quella parola, impossibile, ho scoperto tutto ciò che volevo, ovvero tutto l'immaginabile. 
Visto che a questi due libri son particolarmente affezionata, ho pensato di non risparmiare qualche particolare sentimentale: me ne scuso un po'.

Ma prima qualche dato: La casa impossibile è fuori catalogo, mentre I vestiti impossibili è stato di recente pubblicato dalla Salani.
La casa impossibile è un catalogo di invenzioni per rendere un abitacolo grigio e noioso una tana di animaleschi elettrodomestici, un rifugio da favola, un oceano di avventure. I vestiti impossibili fa lo stesso gioco fantastico immaginando tutte le possibili alternative a un grembiule blu. 

A me questi libri sono stati capaci di parlare dritto al cuore: mi dicevano che anche a loro capitava di voler rovesciare tutto, fare le cose da capo e al contrario, di inventare accostamenti nuovi. 
Eppure non è che vivessi in una casa uguale alle altre, e per quanto riguarda i vestiti... anche se a scuola dovevo portare il grembiule, a casa mia madre mi aveva riservato un cassettone di travestimenti (gonne da zingara, vestiti di carnevale, scialli, accessori, foulard e tulle da confezione) grande attrattiva per me e le mie amiche, che passavamo il pomeriggio a inventare personaggi, accostamenti inusuali, storie e abbinamenti di colore. Questi libri parlavano di qualcosa che conoscevo bene: la voglia di rompere gli schemi. 
Ecco, questo libro mi piaceva e mi piace ancora perché tocca una corda sensibile per tutti i bambini: la frustrazione tra la volontà ferrea di inventare qualcosa di fantastico e l'opposizione cieca di genitori e insegnanti, dei grandi, quando dicono "impossibile". 

Due libri insomma dedicati a tutti i bambini, e a quelli che vogliono inventare elettrodomestici utilissimi come l'arrotola forchette e il reggigomito, che non possono fare a meno di avere un bagno sottomarino, che al proprio compleanno indossano la torta in testa e hanno una corona per rendere i genitori docili. 
Il lettore che propone questi albi illustrati crea un'immediata complicità con i suoi lettori che si divertiranno a concretizzare questi giochi d'immaginario osservandone da vicino i particolari più minuti delle illustrazioni. Poiché Chiara Rapaccini usa lo spazio con grande consapevolezza grafica, arriva a rimpricciolire il punto di vista. Si noti per esempio che i bambini de La casa impossibile, tutti intenti in brulicanti attività e giochi, risultano piccoli davvero rispetto alle stanze trasformate in teatri del loro immaginario.
Per questo, per far apprezzare il piacere di cogliere gli spassosi particolari impertinenti di Rap, si consiglia all'operatore di leggere questi libri in piccoli gruppi, magari con i primi bambini arrivati alle letture, o un giorno piovoso in cui sono meno del solito...
Si consiglia inoltre di accostare altri libri di Chiara Rapaccini, in cui è autrice o illustratrice accanto a altri autori (per esempio le filastrocche di G. Rodari, L'omino delle nuvole, Editori Riuniti 1991).

Il genitore che offre questi libri al bambino si dispone all'ascolto, dice al bambino che è disponibile a immaginare insieme a lui. E che nulla è così impossibile! 
Offrire al bambino carta e penna per inventare come vorrebbe i suoi spazi potrebbe essere l'occasione per creare storie fantastiche ad ambientazione casalinga. E giocare, costruire una capanna in salotto, leggere altri libri... magari arrampicati sulla credenza. A La casa impossibile in questo percorso si potrebbe accostare Due scimmie in cucina di Giovanna Zoboli e Guido Scarabottolo (Topipittori 2006, esaurito ma presente nella maggior parte delle biblioteche).
Il genitore che offre I vestiti impossibili potrebbe divertirsi a raccogliere vecchi cappelli, teli e stoffe per costruire un cesto di vestiti immaginari per inventare personaggi e storie. E poi (magari!) scrivere due righe qui nei commenti del blog, per condividere con noi e gli altri lettori le proprie esperienze di lettura e di gioco.


Leyla Vahedi


14 apr 2013

In lungo e largo, Ilaria Tontardini alla Biblioteca Europea di Roma


Nell'ambito della mostra "A occhi aperti" curata da Hamelin e ora presente in più biblioteche del circuito romano, ci siamo ritrovate alla Biblioteca Europea per ascoltare Ilaria Tontardini che ci ha portato a spasso, In lungo e largo, per discutere di spazio e tempo nell'albo illustrato. 
Presentiamo qui non un report esaustivo ma alcuni appunti da mettere a disposizione, speriamo fecondi di spunti. E ci scusiamo con chi ha parlato, se avessimo frainteso o omesso qualcosa, siamo a disposizione. Anzi, chi è stato all'incontro e vuole integrare, è benvenuto!Apre l'incontro Cristina Paterlini, Biblioteche di Roma, la quale ci indica che il messaggio più importante della mostra è presentare l'albo illustrato come un progetto complessivo a tutto tondo e sottolinea che è stato uno dei meriti principali dell'associazione Hamelin quello di averci fatto scoprire che l'albo illustrato è un linguaggio di per sè, un linguaggio come lo è il fumetto o la fiction, un linguaggio fatto di peculiarità e strutture. Ilaria poi ci elencherà alcune di queste particolarità: è un oggetto conchiuso, un oggetto in cui sempre le due facciate si confrontano, in cui gli elementi testuali e grafici e materiali sono significativi... E Cristina racconta che, per gli adulti, questa mostra è stata una sorpresa, mentre i bambini non si stupivano di trovare esposti gli albi che amano e conoscono. 


Cristina, da buona bibliotecaria, ha preparato e ci mostra una vetrina espositiva dell'ultima letteratura secondaria in materia di albo illustrato: c'è Ad occhi aperti ovviamente, ma anche il volume uscito sempre nel 2012 per Carocci Albi illustrati. Leggere, guardare, nominare il mondo nei libri per l'infanzia di Marcella Terrusi, oltre alla ripubblicazione ad opera di Donzelli (2011) di Guardare le figure di Antonio Faeti. Consiglia inoltre a tutti La trilogia del limite di Suzy Lee edito da Corraini nel 2012 in cui l'illustratrice e autrice racconta strutture e genesi di tre albi della stessa misura di formato ma giocati su un diverso orientamento della legatura (Mirror, L'Onda, Ombra).

Passa la parola a Ilaria Tontardini, che ci ha portato una selezione gustosissima di libri con le figure, come se non bastassero quelli della mostra. E' intenzionata a accompagnarci in lungo e largo, e subito ci spiega che il titolo rimanda a un'immediata apertura all'avventura e che anche se spazio e tempo non sono tematizzati nel percorso espositivo, saranno qui usati come dei fili, seguendo lo spunto di E. Varrà [cfr. il suo saggio Albo e tempo in Ad occhi aperti. Leggere l'albo illustrato, pubblicato da Donzelli nel 2012 di cui abbiamo parlato qui]


Ci chiarisce che sono tanti i modi di intendere spazio e tempo, per esempio:
-il tempo e lo spazio della lettura, ovvero dove materialmente leggo, in che posizione mi porta a mettermi il libro, il tempo che ci metto a leggerlo (ed è Nicoletta Gramantieri a sottolineare che la lettura dell'albo comporta nel lettore un coinvolgimento in primo luogo fisico, coinvolgimento che nasce dal fecondo rapporto tra la fissità dell'illustrazione e il voltare pagina);
-il tempo e lo spazio del libro, ovvero come lo spazio viene occupato, come la doppia pagina viene utilizzata, la forma, il ritmo che scandisce;
-il tempo e lo spazio della storia, ovvero come autori e illustratori giocano su queste due diagonali utilizzando spazio e tempo come strumenti di costruzione della narrazione (e si pensi ai libri di Suzy Lee di cui sopra e al suo nuovo libro con J. Klausmeier, Apri questo piccolo libro, appena pubblicato da Corraini in cui l'azione di aprire piccoli libri rende il lettore protagonista e generatore della narrazione).  


E per vedere queste cose, Ilaria ci mostra una gran quantità di libri. Nell' "imagier" (catalogo di immagini)  di F. Marceau e J. Jolivet, Dans le livre (Hélium 2012) vediamo che di continuo l'attenzione è sollecitata a spostarsi, sopra e sotto, dentro e fuori, vicino e lontano, in mezzo e attraverso...relazioni primarie con lo spazio che i bambini colgono fin dalla più tenera età. 
E' un albo in cui si parte da situazioni molto comuni e quotidiane ("sono nella scarpa, dice il sassolino") ma non si rinuncia a situazioni solo agognate, fantastiche ("sono nell'oceano, dice la balena"). Il bambino è portato a completare le frasi, mentre il suo sguardo viaggia nella pagina e allena il gioco dei punti di vista. Il lettore può istaurare delle relazioni fra le varie pagine, dei ponti tra le figure, per esempio tra i vari bambini rappresentati o tra i due retini passati in rassegna, uno per catturare nell'aria l'altro nell'acqua, o il segno dei capelli che ricorda un nido...
Il libro di chiude con un libro, un libro che contiene ma anche che è contenuto, così come il bambino che lo abbraccia mentre è abbracciato dal papà che a sua volta è abbracciato dalla poltrona...

Il lettore è qui di continuo chiamato in causa, e il libro è un oggetto che letteralmente abbraccia e che per leggerlo bisogna letteralmente abbracciarlo


Ora Ilaria accosta due libri, uno che è il punto zero di un certo uso dello spazio vuoto, l'altro che è stato appena pubblicato: Palloncino rosso e Il libro bianco.

Partiamo dal Palloncino rosso di Iela Mari (Babalibri 2004, originariamente pubblicato da Emme Edizioni nel 1968), per eccellenza libro della mutazione, in cui assistiamo al trasformarsi (doppia) pagina dopo pagina della forma tonda di un palloncino in tante altre cose.
Il ritmo è scandito da una perfetta combinazione tra la progressione del racconto e il tempo grafico, nell'economia più assoluta di segno. 
Il bianco è utilizzato per costruire la dimensione spaziale che altro non è che la dimensione del possibile (Ilaria consiglia di leggere il contributo di Loredana Farina in Iela Mari. Il mondo attraverso una lente pubblicato da Babalibri nel 2010). L'economia di segno non comporta approssimazioni, e osservando il sottobosco notiamo degli stercorari (che fanno pallette) e altri particolari illustrati con precisione scientifica
Ad ogni pagina tutto cambia, e anche il lettore cambia prospettiva: si trova al di sopra dell'immagine, poi di fronte, a volte piccolissimo a volte enorme. Nell'ultima pagina vediamo un bambino allontanarsi con un ombrello, Iela Mari racconta a proposito che tutti i lettori le chiedevano dove mai andasse quel bambino: in realtà anche l'ombrello cambia, e trasformandosi in un palloncino fa ricominciare la narrazione del mutamento. 


Ecco che diventa evidente che lavorare sulle categorie e sulle strutture più intime dell'albo illustrato è ancor più interessante in un momento in cui ci si avvicina a nuovi linguaggi, il digitale. Smontare gli elementi e vedere come diventano storie può essere utile non tanto a creare app ma a affrontare i nuovi linguaggi con la consapevolezza degli strumenti. 


Il libro bianco (di Silvia Borando, Elisabetta Pica e Lorenzo Clerici) è un libro pubblicato dalla nuova casa editrice di Reggio Emilia Minibombo in cui troviamo un uso altrettanto interessante del bianco come spazio libero. Anche qui c'è un sopra e un sotto, alto e basso, esplorato in tutti i modi offerti dallo spazio. Qui si gioca col bianco facendolo diventare una storia. 

Ilaria si sofferma su un altro uso dello spazio. Se fin'ora abbiamo visto libri in cui si esplora il vuoto, ora vediamo dei libri, come quelli della Berner [di cui abbiamo parlato qui], pieni a dismisura, brulicanti di immagini e potenziali storie [dei libri "brulicanti" abbiamo parlato invece qui]. 

Un altro libro pieno in cui tutto lo spazio è occupato è Une chanson d'ours di B. Chaud, pubblicato da Hélium nel 2011. Qui l'itinerario del papà orso ci fa muovere "tipograficamente" lungo la storia sulla doppia pagina da sinistra a destra, all'inseguimento del piccolo orso che insegue un'ape in un rocambolesco alternarsi di scenari pieni di dettagli e particolari, che gli occhi dei bambini adorano ("il piacere dell'infinitamente piccolo", dice Ilaria). Qui - a differenza dei libri propriamente "brulicanti" - si narra la storia della scoperta di un altro mondo, dai boschi di pini all'Opéra, scoperta che compie anche il lettore avendo l'opportunità di osservare da vicino per esempio il sistema di quinte, camerini, meccanismi e palco di un teatro fantastico, decorato con elementi naturali che ci fanno ripercorrere il tragitto dal bosco da cui gli orsi provengono. E' il lettore stesso che scopre dunque, insegue con lo sguardo il piccolo orso e l'apetta, li scova, è immerso nell'avventura.   

Un altro incredibile creatore di spazi (dell'assurdo!) è Claude Ponti, e Ilaria ci sfoglia Biagio e il castello di compleanno pubblicato da Babalibri nel 2005. E talmente crea spazi e inventa immagini, che ha bisogno di inventare anche parole per nominar tutte le cose dentro questo libro che un nome non ce l'hanno. E' un libro dal moto perpetuo, dice Ilaria, un libro per tutti i bambini che non sanno star fermi in classe. 

Infine arriviamo a parlare di libri che utilizzano le loro delimitazioni materiali per costruire la storia. 

Una pagina fustellata, fisica, posta tra due personaggi, è un muro con buco attraverso cui due topini si guardano (e il lettore guarda i topini): B. Gill, Il topolino con gli occhi verdi e la topolina con gli occhi blu, Phaidon 2010. Bob Gill qui gioca a un gioco in cui lo spazio diventa fondamentale, e ancora più denso il punto di vista, che a ogni cambio pagina viene stravolto. Il lettore è chiamato a stare di volta in volta da una parte e dall'altra. 
Ilaria ci fa notare anche qualcosa che il libro ci dice a livello fisico sul montare della paura. Anche qui con sintesi grafica come in Iela Mari, vediamo il topino immaginare che dall'altra parte del muro ci sia...un rinoceronte, completamente sproporzionato, enorme, sproporzionato come sa essere a volte il timore di ciò che è sconosciuto. 


Ilaria ci mostra un magnifico libro pubblicato nel 1957 di R. Charlip: Qui est qui? edito da Mémo (2008) e Henry au jardin d'enfants di G. Dubois pubblicato da Seuil nel 2008 che gioca con lo spazio tipografico in maniera inedita.

Chiude con l'artista con cui ha aperto: Suzy Lee, e sfogliamo insieme Zoo sans animaux, Actes Sud Junior 2008, un albo in cui perdendosi si scopre un mondo, oltre gli spazi e i tempi consueti. Ecco che tanti degli elementi con cui abbiamo giocato (lettore, punto di vista, tempo e spazio) in questo albo si "muovono" lungo tutto lo scorrere delle due storie dell'albo. 
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Se non avete ancora visto la mostra, se siete interessati a altri momenti di riflessione intorno all'albo illustrato, vi segnaliamo il prossimo appuntamento presso il centro specializzato della Biblioteca Centrale Ragazzi (via San Paolo alla Regola, 17) il 16 aprile alle 15.30: Che bella figura! Panorama critico dell’albo illustrato nella recente produzione editoriale (interviene Carla Ghisalberti, esperta di Letteratura per l’infanzia). 
 A Occhi Aperti Leggere l’albo illustrato Centro Specializzato Ragazzi 
Info:  Anna Maria Di Giovanni - Centro Specializzato Ragazzi (Via San Paolo alla Regola 17 - 00186 Roma) tel. 06 45460395 ; e-mail: a.digiovanni@bibliotechediroma.it


E' possibile visitare la mostra nelle seguenti biblioteche:
5 febbraio-30 giugno Centro Specializzato Ragazzi, via San Paolo alla Regola 18
5 febbraio-20 aprile Europea, via Savoia 13/15
4 febbraio-30 marzo Pier Paolo Pasolini, viale dei Caduti per la Resistenza 410 a
27 febbraio-27 marzo Franco Basaglia, via Federico Borromeo 67
17 aprile-22 maggio Elsa Morante, via Adolfo Cozza 7
2 maggio-28 giugno Gianni Rodari, via Francesco Tovaglieri 237 a
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Ilaria Tontardini (Hamelin Associazione Culturale)
Si è occupata di didattica museale presso le Service éducatif del Centre Georges Pompidou, la Fondazione Peggy Guggenheim di Venezia e i Musei Civici veneziani. Fa parte di Hamelin Associazione Culturale e si occupa prevalentemente di formazione e promozione culturale legata all’illustrazione, attraverso corsi di aggiornamento per adulti, incontri con bambini e ragazzi, mostre, incontri con artisti, pubblicazioni. È coautrice e curatrice del volume di Hamelin Ad occhi aperti. Leggere l’albo illustrato, edito da Donzelli Editore. Insegna Storia dell’Illustrazione nel biennio di Illustrazione per l’editoria all’Accademia di Belle Arti di Bologna.


11 apr 2013

Bibliografia dei libri per piccoli degli incontri "Leggere prima"


Mettiamo qui a disposizione la bibliografia dei libri per piccolissimi (e non solo) da supporto agli incontri di formazione genitori del 10 e 18 aprile 2013 presso il consultorio di Via Salaria 140, Roma (per saperne di più sugli incontri di formazione "Leggere prima" clicca qui). 

Bibliografia dei libri per piccolissimi mostrati durante l'incontro di formazione genitori dell'11 aprile e 18 aprile 2013 presso il consultorio di Via Salaria 140, Roma.

Il libro come esplorazione sensoriale
Nei primi mesi di vita per il bambino il libro è oggetto di esplorazione sensoriale1 al pari degli altri oggetti. Legge i libri con la bocca, ciucciandoli o mangiandoli.
Il genitore può offrire libri resistenti di cartone, in stoffa o plastificati (libri da bagnetto).
Animali selvaggi, Crealibri 1998
Libro luna, Il battellino a vapore (Piemme 2002)
Facce, Emme Edizioni 2002
G. Van Genechten, Dino si veste, Ape Junior 2001


Primi libri di rime
Da subito ascoltare rime per voce della mamma (e del papà!) è un vero piacere per il bambino. La voce dell'adulto rassicura e calma il bambino, in particolare i suoni dolci, ripetitivi, in rima.2 Leggere la stessa filastrocca ogni sera, non fuggire la ripetizione, creare un rito affettivo è importante tanto per la serenità del bambino che per il suo sviluppo cognitivo e linguistico.
L. Cella, Mamma cannibale, Salani 1997
L. Gandini, Ninnenanne e tiritere, Einaudi Ragazzi 1998
D. Gliori, A spoonful for you, Orchad Books 19953
E. Gravett, Orange Pear Apple Pear, McMillan 2006
I. M. Martins, B. Carvalho, P di papà, Topipittori 2011
G. Orecchia, G. Mantegazza, Piede come stai?, La coccinella 1990
H. Oxenbury, Clap Hands, Walker Books 2008
G. Rodari, F. Altan, Prime fiabe e filastrocche, Einaudi Ragazzi 1993
G. Rodari, C. Rapaccini, L'omino delle nuvole, Editori Riuniti 1991
B. Tognolini, G. Orecchia, Mal di pancia calabrone, Salani 2009

Primi colori
Nei primi mesi è utile presentare libri in bianco e nero e con pochi colori. Il rosso è il primo colore che il bambino coglie. Una serie di libri con forme ben stagliate dal fondo, distinguibili e definite.
F. Altan, Pimpa, di che colore è? Franco Cosimo Panini 1994
T. Hoban, Black on white, Greenwillow Books 1993
T. Hoban, White on Black, Greenwillow Books 1993
L. Paladin, D. Guicciardini, Non ho sonno, Lapis 2009
A. Sanders, Quanti colori, Babalibri 2001


Primissime storie
I libri che piacciono al primo lettore hanno oggetti che facilmente riconoscono, piccole storie con azioni quotidiane. Il genitore legge a alta voce e indica le figure, il bambino vocalizza e batte sulle figure con tutte le mani.
Altan, Sulla spiaggia, Edizioni E. Elle 1978
Altan, Tornano le rondini, Edizioni E. Elle 1978
Altan, Pimpa con chi gioca?, Franco Cosimo Panini 1997
A. Curti, Quanti giochi, Happy Books 1996
K. Lindley, Psst...che cos'è?, Ravensburger 1998
L. Lionni, Quando? Disegni per parlare, Emme Edizioni 1991
L. Lionni, Chi? Disegni per parlare, Emme Edizioni 1991
L. Lionni, Dove? Disegni per parlare, Emme Edizioni 1991
L. Lionni, Cosa? Disegni per parlare, Emme Edizioni 1991
G. Vannetti, G. Mantegazza, Brucoverde, La coccinella 1998
G. Vannetti, C. A. Michelini, Contiamo insieme, La coccinella 1986


Primi libri catalogo
Libri che elencano oggetti, situazioni, infine piccole azioni che i bambini riconoscono.
In bagno, La Coccinella 1999
In campagna c'è, La Coccinella 1992
La nanna, La Coccinella 2009
J. e A. Ahlberg, The Baby's Catalogue, Puffin Book 2005
M. Inkpen, Wibbly Pig can dance!, Hodder Children's Book 1995
A. Sanna, Oggi mi sento così, Emme Edizioni 2012



Primi libri fotografici
Si dice che il primo “libro” che il bambino legge sia il volto della mamma, e le prime immagini che leggono, decifrano, interpretano, imitano siano i volti. I libri fotografici (e illustrati, ne è un esempio Clap Hands) di facce, con visi di altri bambini, sono un'apripista verso l'amore per la lettura.
Ai piccolissimi si possono dunque proporre una serie di libri fotografici, utili anche per introdurre la rappresentazione degli oggetti che compongono la realtà.
Facciamo le facce, Gribaudo 2011
Camion e ruspe, Ape Junior 2000
J. Hartley, Des rayures, del flèches, Didier Jeunesse 2009
S. Manetti (a c. di), Guarda che faccia!, Giunti Kids 2008

Prime storie
A due anni il bambino che è cresciuto con i libri legge storie complesse, coglie le strutture narrative, stabilisce forti legami emotivi e di predilezione per alcuni libri, di cui ama la ripetizione e li impara a memoria e corregge il genitore se salta o sbaglia una parola. A volte li legge a memoria, a alta voce come vede fare all'adulto, aiutandosi con le figure. La parola FINE, a quest'età, assume particolare importanza.
A. Abbatiello, La cosa più importante, Fatatrac 1998
N. Costa, Giulio coniglio fa merenda, Franco Cosimo Panini 2011
M. d'Allancé, Che rabbia!, Babalibri 2000
K. Gray, N. Sharratt, Mangia i piselli, Salani 2000
B. Guettier, Il papà che aveva 10 bambini, Ape Junior 2003
L. Lionni, Piccolo blu e piccolo giallo, Babalibri 2010

Primi libri per guardare nel profondo
Libri con le finestre, libri senza parole, libri da scoprire da piccoli e portar con sè per tutta la vita. Libri di qualità che ameranno bambini e genitori, libri quasi d'artista, belli da guardare.
S. Lee, L'onda, Corraini 2008
T. Miura, Lavori in corso, Corraini 2006
I. Mari, La mela e la farfalla, Babalibri 2004
B. Munari, L'uomo del camion, Mondadori 2008
B. Munari, buonanotte a tutti, Mondadori 1997
M. Vilcoq, Aspetto un fratellino, Babalibri 2004

Primi libri per osservare
Libri pieni di dettagli, dalle illustrazioni dense, brulicanti...libri da usare come palestra in cui allenare lo sguardo.4
C. Droop, Giochiamo in città col cagnolino Bobi, Ravensburger 1999
A. Fechner, G- Muller, Tutti i miei animali, Ravensburger 1998
A. Fechner, Cosa fa il cagnolino?, Ravensburger 1994
C. Westphal, Rund um die Welt ist Weihnachten, Himmer 2010


Strumenti per i genitori
Cataloghi e bibliografie NPL (reperibili on line, nelle biblioteche, su richiesta)
Nati per leggere a Roma. Leggere che piacere (a c. di A. M. Di Giovanni), Roma 2009
P. Boero, C. De Luca, La letteratura per l'infanzia, Laterza 2000
E. Cremaschi, G. Mirandola, I. Tontardini, Il Catalogone. Le parole e le immagini, Topipittori, La Margherita, Babalibri, Franco Cosimo Panini, Il gioco di leggere, 2013
Hamelin, Ad occhi aperti. Leggere l'albo illustrato, Donzelli 2012
M. Terrusi, Albi illustrati. Leggere, guardare, nominare il mondo nei libri per l'infanzia, Carocci 2012
R. Valentino Merletti, L. Paladin, Libro fammi grande. Leggere nell'infanzia, Idest 2012

1Questi oggetti, a metà tra libro e gioco, è importante: -che siano sicuri; -che siano resistenti e maneggevoli; -che siano facili da pulire; -che siano a forma di libro. Tutte le caratteristiche e approfondimenti nel manifesto Il mio primo libro, ricevuto in fotocopia e scaricabile qui
2Per saperne di più, cfr. A. Dal Gobbo, La musica delle parole, Quaderni ACP 2008, 15 (2), pp. 89-91, che trovate in allegato.
3Per saperne di più su Debi Gliori, sul blog Cartastraccia trovate questo approfondimento: http://associazionecartastraccia.blogspot.it/2012/11/letture-cartastraccia-della-settimana.html.
4Una bibliografia tematica su questo tipo di libri solitamente di grande formato la trovate su: http://associazionecartastraccia.blogspot.it/2013/02/libri-brulicanti-wimmelnbuch.html
 
N. B. Si tenga presente che è appunto una selezione di libri da mostrare e intorno a cui si è parlato, per bibliografie ben più autorevoli rimandiamo al sito del progetto nazionale Nati per Leggere, dove genitori e operatori possono trovare tutti i riferimenti per aderire, promuovere, leggere subito, leggere prima!
  In particolare, una pagina utile in cui reperire bibliografie è quella della sezione NPL della Biblioteca Salaborsa di Bologna
 Consulta invece qui la brochure informativa sui consultori del II distretto di Roma, dove sono, i servizi gratuiti che offrono. 

7 apr 2013

Appuntamenti della settimana e un consiglio di lettura: TUTTI i libri di Babette Cole

Gli appuntamenti Cartastraccia della settimana, a ingresso libero e aperti a tutti sono:

Martedì 9 aprile, ore 17.30, presso la Biblioteca Villa Leopardi (Mun. II)  letture di albi illustrati per ridere, tremare e guardare le figure per bambini a partire dai 3 anni. 

Giovedì 11, alle ore 10.30, presso il Consultorio di Via Salaria 140, "Leggere prima!" un incontro sui libri per piccolissimi dedicato a genitori e aspiranti tali. Per saperne di più, clicca qui. 



Questa settimana vi consigliamo TUTTI i libri di Babette Cole, autrice e illustratrice che amiamo e utilizziamo spesso nelle letture a alta voce. I suoi libri sono dissacranti, sconvolgenti, spesso giocano col ribaltamento dei ruoli familiari e di genere.

Due chiacchiere con GalloSansone

Oggi, nella nostra rubrica "Due chiacchiere", un nuovo e graditissimo ospite ci racconta qualcosa di sé. Si tratta della Compagnia GalloSansone e, in realtà, le ospiti sono due. 
Dopo esser rimaste a bocca aperta per Bella e Bestia, l'ultimo lavoro teatrale delle due giovani artiste - una produzione Ersilio M di cui avevamo parlato qui -, abbiamo voluto sbirciare dietro le quinte. Rispondono alle nostre domande Flavia Gallo e Fiona Sansone.

Innanzitutto, due parole su chi è  la Compagnia GalloSansone...
La nostra Compagnia è composta dalla regista e drammaturga Flavia Gallo, dalla regista e narratrice Fiona Sansone e dai maestri compositori e polistrumentisti Ivano Guagnelli e Alessio Contorni (Mood). Nasciamo nel 2011 per creare l’ensemble che metterà in scena nel 2012 La Parabola della Croce storta, il nostro lavoro d’esordio prodotto dall’Associazione Ersilio M. la cui direttrice artistica è Sabina de Tommasi. In scena, tra gli altri, c'erano Chiara Lombardo, ora protagonista con Fiona di Bella e Bestia, e Chiara Cavalieri, che presta la sua voce alle "presenze" del castello. La Compagnia porta “responsabilmente” i nostri due cognomi.


È la prima volta che vi misurate con il teatro per bambini? E che cosa vi ha guidato, delle vostre esperienze personali e lavorative, nella realizzazione di questo progetto?

I testi, la didattica e la pedagogia per bambini da sempre fanno parte delle nostre bibliografie d’elezione, ma è la prima volta che ci cimentiamo con una produzione per il Teatro Infanzia. L’esperienza del mondo bambino deriva dal nostro mestiere di insegnanti: entrambe lavoriamo nell’ambito di progetti pedagogici e sociali per centri interculturali, per le biblioteche e le scuole. Attraverso questa paziente opera di educazione e mediazione civica ed interculturale, tessuta con gli strumenti della poesia, pian piano abbiamo visto inverarsi un nostro “fare teatro” per loro e con loro.
Il nostro teatro si basa su una ricerca profonda e mai maliziosa di chi è “bambino”: αιων παις παιζων πεσσευων παιδος η βασιληιη - il tempo è un fanciullo che gioca spostando i dadi; il regno di un fanciullo (frammento di Eraclito). Il gioco è simbolo del mondo nel senso che in esso si esprime il modo che l’essere umano ha di intrecciare relazioni. Nel gioco, infatti, anche in quello del fanciullo più solitario, insiste un orizzonte di coinvolgimento degli altri, vi è qualcosa che ha a che fare indissolubilmente con il suo destino. È in questa relazione, tra me e non-me, tra sono e sarò, che vi è la possibilità di un movimento, di una bellezza, lo spunto per accogliere le diversità straniere e ammetterle come emblema di tutto ciò che noi non siamo. Queste cittadinanze possibili vanno offerte ai bambini di oggi che siedono attorno a quel grande braciere d’immagini che è il teatro.

Le fiabe sono un po' il vostro pane quotidiano, ma che cosa si scopre della fiaba quando arriva a teatro? E che cosa si scopre della fiaba riscrivendone una?

Il mondo della fiaba è un contenitore simbolico ed espressivo, potremmo definirlo un luogo di conoscenze infisse sulla tavola del tempo e dell’esperienza umana. A teatro, sia per chi ascolta e vede sia per chi narra ed agisce, la voce e il corpo in movimento sono i territori dove prendono forma quelle funzioni proprie degli schemi narratologici cari a strutturalisti come Propp; la voce ed il corpo in movimento assieme alla luce e alla musica sono gli elementi universali vivi delle vicende fiabesche trasposte sul palcoscenico. 
Chi racconta una fiaba con i mezzi del teatro deve dunque scegliere o espellere dalla visione qualcosa, al fine di scandire le tappe di un viaggio fatto di inizio, sviluppo e fine. Una conclusione “sensata” non può mancare perché ne va del significato di un mondo che è fatto per istruire l’essere umano alla vita. Ma il teatro, a differenza della fiaba scritta, fornisce al bambino un simulacro dinamico, una figura visibile in movimento e compresente, un corpo da “prendere” con gli occhi, un altro da sé a cui affidarsi con lo sguardo, con cui comprendere e di cui compatire le gesta. Vedere, sentire, conoscere, amare: non è solo un contenuto ma è il paradigma del nostro modo di porre la parola e l’azione in scena.

Potete dirci due parole sul progetto all'interno del quale questo spettacolo è nato e in che modo ha influenzato il vostro lavoro far parte di quel contesto?

PORTARE A VEDERE  è un progetto-modello di “promozione/formazione del pubblico” voluto dal Teatro di Roma e pensato da Giorgio Testa e dal gruppo Centro Teatro Educazione, ora Casa dello Spettatore, realizzato nei mesi novembre-dicembre 2012 presso i teatri Quarticciolo, Tor Bella Monaca in collaborazione con Centrale Preneste.
L’idea di base consiste nel condurre passo passo un gruppo di spettatori all’interno della creazione artistica di tre spettacoli per ragazzi legati al tema della fiaba e analizzare con loro alcuni temi precisi. La grande possibilità di questo progetto è l’occasione che soggetti che difficilmente riescono a dialogare si incontrino e ragionino modalità ed effetti rispetto ad un unico obiettivo: la formazione dei bambini.
Incontrare, prima e dopo lo spettacolo, maestre operatori ed educatori, genitori e parenti, ovvero tutti coloro che, a diverso titolo, concorrono all’educazione dei bambini, e soprattutto aver avuto la possibilità di parlare con gli piccoli spettatori, ci ha dato idea di cosa sia l’aspettativa di una narrazione, di cosa sia il pregiudizio su un tema, del modo in cui la pre-conoscenza di una storia agisca sull’ascolto, del modo in cui la cultura delle immagini televisive sia imperante e costituisca una sorta di potenza colonizzatrice dell’immaginario. Abbiamo imparato che con i bambini si può affrontare qualsiasi argomento, a patto che la cura del “come” questo avvenga sia assoluta, tenuta in considerazione come la più alta e degna sfida dell’intelligenza autoriale. Il Teatro Infanzia non è teatro di serie B ma è teatro per eccellenza, perché si rivolge al cittadino che verrà ed ha  come obbiettivo di fondo l’attivazione di un potere che immetta il bambino nella res pubblica e lo renda a tutti gli effetti destinatario privilegiato di comunicazioni pubbliche.

Fiona, la tua scelta attoriale si colloca in bilico tra l'aedo antico, il mimo e la danza: questa contaminazione di linguaggi rende il tuo Amore/Cupido una porta d'accesso speciale al mondo della narrazione. Ci racconti come nasce questo personaggio?

Quando abbiamo iniziato il lavoro di sala c’è stata subito chiara una cosa: un narratore di tutta la vicenda doveva collocarsi nel punto di intersezione tra le diverse scritture della stessa fiaba che si sono avvicendate per secoli. Lavorare su La Bella e la Bestia andava incontro all’esigenza, sentita da tempo dalla nostra Compagnia, di ragionare sull’educazione sentimentale dei bambini e dei ragazzi che quotidianamente incontriamo. Rintracciando la prima “Bestia” dell’Occidente, il dio Amore de Le Metamorfosi di Apuleio, abbiamo pensato di oltrepassare i confini culturali di questa figura: Amore è un dio/dea appartenente a tutto il mondo. Così il nostro Amore ha preso vita nella forma di un piccolo aviatore alato dai mille nomi, un ramingo che abita temporaneamente le fiabe e le narrazioni umane.
Studiando “accademicamente” questo personaggio si scopre che con l’Aedo ha in comune la cecità e la facilità di comunicare con il divino dionisiaco dell’entusiasmo, l’essere “accesi” da cui la scelta di coprire il mio corpo attoriale con un trucco color oro, segno di divinità, del fuoco sacro nei racconti orali e di quella gioia propria dei bambini che scoprono il mondo. Ma il viaggio di un attore è sempre un viaggio personale: per la prima volta mi è stata data la possibilità di mettere a frutto tutto ciò che mi ha formata in questi trentun anni di vita: la danza, il conservatorio, il grandissimo amore per le opere teatrali. E poi i  Greci: questo spettacolo è basato sulla rhesis greca, sul modello recitativo antico per cui l’attore doveva essere colui che aveva una completezza nelle arti. La grande ironia, la strategia di dissimulazione del proprio pensiero che pervade il mio personaggio, credo abbia costituito il punto di incontro tra gli studi classici e la mia biografia. Infine sperimentare, giocare ad essere un dio, mostrare il doppio del genere, essere il messaggero, “l’Angelo” per molti dei bambini che hanno visto lo spettacolo, che porta nella parola le lezioni d’amore e di vita, muovono da un orizzonte pedagogico sempre presente.

Flavia, ci racconti qualcosa sulla scelta della drammaturgia in rima e su come avete lavorato alla scrittura scenica di questo testo che colpisce per la sua alternanza tra poesia e "sdrammatizzazione"?

Ho scelto di scrivere in versi perché credo che la poesia appartenga ai bambini, anche quella che noi giudichiamo essere più ostica. La rima suggerisce l’idea che la lingua sia qualcosa che si trovi molto vicina alla musica di quel che crediamo e che parlare sia qualcosa di molto più simile ad un uso sapiente del corpo: questo è infatti letteralmente impregnato di parola. La scelta di innalzare il registro linguistico ha reso possibile una connessione autentica con il corpo attoriale che deve essere e non dire semplicemente la parola nell’istante del suo pronunciamento. Contrastare la svendita al ribasso della nostra lingua è una sfida civica essenziale: laddove la lingua decade il pensiero precipita. Se un bambino non comprende una parola e ne chiede il significato è una richiesta accolta da noi come una sorta di miracolo, come una reazione al non sapere che noi adulti dovremmo sempre sperare.
La popolazione migrante in Italia ci sta dimostrando come la nostra lingua possa essere rivitalizzata dall’interno per opera dei nuovi parlanti che, abitandola, la riscoprono e la offrono ad un inedito ascolto. Sdoganare i significati più importanti della spettacolo, attraverso un lavoro di raffinamento della lingua, ci ha permesso di incontrare un pubblico di piccoli multietnico e plurilingue. La poesia è la porta originaria della conoscenza, ci fa comprendere per emozioni. E se proprio non si capisce, dice la grande artista Maria Lai, c’è sempre la possibilità di seguire il ritmo.
Un’ultima osservazione sulla risata: sì, Bella e Bestia fa ridere. E questo per via della natura della Bestia stessa che quando non ci terrorizza è buffa, e perché  ridere è insieme potenza distruttrice e costruttrice di cui Amore si serve per attraversare l’intera vicenda senza inciampare sui luoghi comuni dei sentimenti.

In sala, dalla parte del pubblico, si percepiva un'attenzione vigile sia da parte dei bambini che da parte degli adulti presenti: qual è l'ingrediente che rende un testo in grado di comunicare a un gruppo così differenziato (dal punto di vista in primo luogo anagrafico) di spettatori?

Io credo che chi riscrive una storia stipuli un vero patto con chi l’ascolta: questo accordo solenne firmato dall’autore ha come destinatari coloro che si trovano a far parte di quella straordinaria compagine compresente e democratica che prende il nome di “pubblico”. Bella e Bestia rispetta il patto narratologico di fondo: esiste la Bella che vorrebbe amare ed esiste la Bestia deve riuscire a farsi amare, ad ogni costo: ne vale del senso stesso di un mondo fatto per istruire alla vita. Ma, allo stesso tempo, Bella e Bestia viola questo patto a più livelli: la Bella non è la virtuosa piena di grazia e di beltà, ma è una piccola giardiniera che sogna il suo principe come tutte le adolescenti, è una un po’ “strana” che arriva da un altro paese e, per quanto si sforzi, non riesce ad essere proprio lo stereotipo classico del femminile colto ed elegante; la Bestia, d’altra parte, non si vede ma “si sente”, è un simulacro da intercettare, si trova nascosta da qualche parte e, non offerta alla visione, muove ed attrae verso di sé tutta la storia. L’assenza rende desiderabile la sua immagine oscura e per questo multiforme, cangiante, sospesa nella trepidazione. Questo equilibrio tra rispetto della schema narrativo e violazione dello stesso ha rimesso in questione l’intera fabula sottraendole l’ovvietà di molti dei suoi esiti conosciuti in veste disneyana, ed ha messo tutti, grandi e piccoli, ad attendere che qualcosa dall’oscuro arrivasse.

Abbiamo sentito una mamma dire: «mio figlio aspettava con ansia che arrivasse la Bestia, che alla fine non c'era». Chi è la bestia nella vostra lettura di questa fiaba antica?


Alcuni bambini hanno pianto, altri si sono tenuti agganciati alla sedia nell’attesa insopportabile di una figura che non arrivava mai e quindi incontrollabile; altri hanno giurato di averla vista aggirarsi dietro le quinte durante lo spettacolo, molti l’hanno vista dentro allo specchio, alcuni hanno detto: “la Bestia era dentro la Bella!”, altri ancora: “la Bestia eravamo noi bambini”. Per un’autrice questa gamma di risposte è un risultato più che desiderabile.

Dopo il Teatro India, quale futuro per Bella e Bestia?

La nostra Compagnia ha già incontrato migliaia di spettatori con Bella e Bestia. Speriamo di poter dare ancora fiato a questo lavoro, di poterlo vedere sui palcoscenici di altre città, per capire se la nostra Bella di Tor Bella può dimorare in altri luoghi; per capire se la nostra Bestia può nascondersi e velarsi dietro le tende e le vite di altri piccoli del nostro Paese.
In Italia manca un vero apprendistato affettivo, manca un’autentica, adulta, ragionata e aconfessionale educazione sentimentale, trasparente ed immaginifica, che ci insegni a  riconoscere la Bestia e, come direbbe Calvino, a non accettare le sue condizioni dandogli in pasto i nostri figli, a non abitare la solitudine credendoci tranquilli solo perché è resa inoffensiva da una spina nella zampa.
L'eroe della storia, ci ricorda Calvino, “è colui che nella città punta la lancia nella gola del drago, e nella solitudine tiene con sé il leone nel pieno delle sue forze, accettandolo come custode e genio domestico, ma senza nascondersi la sua natura di belva.”

Ringraziamo le nostre ospiti per questa bella chiacchierata augurando loro buon lavoro e, secondo il gergo del mestiere, tanta tanta me..a!

Le foto di scena di Bella e Bestia sono di Fotografia '60 / Ilenia De Felice, Fabrizio Spano 
L'illustrazione della locandina è di Federica de Ruvo 
La scheda tecnica dello spettacolo a questo link: http://ersilioemme.blogspot.it/p/bella-e-bestia.html

Cora Presezzi