lunedì 20 maggio 2013

Dai silent book all'editoria digitale

La Biblioteca Europea è un importante nodo romano per chi si occupa di albi illustrati: un patrimonio ricco e accurato di albi da tutta Europa, scaffali tematici ben organizzati (sugli abecedari, per esempio), mostre di libri illustrati oltre che focus specifici, presentazioni, conferenze.

Dopo avervi segnalato l'appuntamento "Dai silent book all'editoria digitale" (qui), ecco qualche appunto preso all'incontro che ci fa piacere condividere e mettere a disposizione di chi non è riuscito a venire.

Sono stati presentati e discussi due progetti a dir poco sensazionali: i libri senza parole ora in mostra all'Europea che prenderanno il via di Lampedusa (Libri senza parole: destinazione Lampedusa, tutte le info qui) e l'ingresso dei Topipittori nel magnifico mondo del digitale con l'app Facciamo e il libro Facce di Antonella Abbatiello (per saperne di più direttamente dalla fonte, leggi qui).

Apre l'incontro Cristina Paterlini, responsabile della sezione ragazzi dell'Europea oltre che membro della giuria internazionale Ibby, introducendo il progetto "Libri senza parole: destinazione Lampedusa" e la rispettiva mostra che ci circonda nella sala della Biblioteca Europea: albi da tutte le parti del mondo capaci di superare le barriere linguistiche e parlare a bambini di diverse provenienze, età, contesti. Questo del resto l'intento di Ibby: portare libri ai bambini, in questo caso ai bambini che approdano su quest'isola remota ponte del Mediterraneo e stazionano nei campi di accoglienza.
Nell'era dell'immagine, è decisivo offrire loro un patrimonio di illustrazioni e storie per incentivare un tipo di  lettura a tutto tondo, che si fa guardando e sfogliando.
Cristina racconta di come la mostra sia stata fruita dalle scuole: le insegnanti si stupivano di quante parole e attività ci fossero in questi libri che in fondo senza parole non sono, mentre ragazzi e bambini (di età differenti, anche piccolissimi) si muovevano con disinvoltura e non si sottraevano al gioco di guardare attentamente, ricostruire la narrazione, trovare relazioni e legami inaspettati tra le immagini.

Passa la parola a Fausta Orecchio (OrecchioAcerbo) che ci porta nell'universo dei silent book con Migrando di Mariana Chiesa Mateos (Orecchio Acerbo 2010, scheda del libro qui), progetto presentato come animazione e successivamente, dopo due anni di lavoro, diventato un libro cartaceo, da leggere in tutte le direzioni, rigirando più volte il punto di vista.
Fausta riflette sul termine silent book che fino a pochi anni fa non esisteva: "è una bella idea - dice - quella del silenzio che attraversa il libro: una sorta di antidoto al continuo rumore. C'è bisogno di attenzione, cura, pazienza. Bisogna metterci le parole, contro l'approssimazione e l'omologazione del linguaggio televisivo, uguale per tutti. In realtà questi libri, seppur muti, moltiplicano le parole". 
Anticipa che con Mariana Chiesa Mateos è in preparazione un Cantico delle creature completamente rivisto e ci mostra Baci, un libro di progetto di Goele Dewanckel (Orecchio Acerbo 2013, scheda del libro qui) in cui non si ha timore a mostrare ai bambini qualcosa che il realtà conoscono molto bene e che provano con un'intensità tutta particolare: il bacio, l'esitazione, l'amore, tutte "cose" solitamente censurate nei libri per piccoli, e che Fausta invece orgogliosamente propone in questo libro senza parole alternandole a immagini più dolci, bambinesche, consuete. E' un libro che auspica di tranquillizzare i bambini su cui la società esercita una fortissima presssione, far loro scoprire che non è bizzarro nè sbagliato provare sentimenti molto intensi.

Interviene Giovanna Zoboli (Topipittori), per ribadire l'enorme importanza dei libri senza parole: "Trovare i nessi tra le immagini per capire la storia non è scontato nè immediato: si allena con questo tipo di libri la capacità stessa di leggere. E quando si legge Anna Karenina non si fa qualcosa di molto diverso, l'operazione che si compie è la stessa".
Giovanna segnala il rischio che questa capacità che i bambini esercitano con i silent book e in generale con gli albi illustrati si perda crescendo: "Si incontrano adulti che sono diventati - in maniera paradossale in una società sovraccarica di immagini - aniconici. Si diventa analfabeti delle immagini, e con esse della capacità di leggere in senso lato la realtà circostante". 
Giovanna segnala felicemente che dopo anni si comincia a accettare l'enorme potenziale a livello cognitivo, narrativo, di linguaggio e ricorda con amarezza le polemiche all'uscita del libro senza parole Chiuso per ferie di Maia Celija (Topipittori 2006) che poi blog di mamme, commenti di operatori, saggi di specialisti hanno promosso, amato, utilizzato... Cristina interviene leggendo un passaggio di "Libri senza parole? Li voglio subito" di Giulia Mirandola (in Hamelin, Ad occhi aperti, Donzelli editore 2012) in si riporta l'esperienza della personale lettura di Chiuso per ferie da parte di un ragazzino (la potete leggere qui "I bambini leggono. Ferie per chiuso").  

L'illustratrice Giovanna Ranaldi, ci parla della casa editrice Milimbo [eravamo state contagiate dall'amore per questa piccola casa editrice di albi di fiabe tradizionali da una pupetta di due anni, che abbiamo fotografato a Montreuil di fronte allo scaffale Milimbo] con cui sta per pubblicare un silent book su Pollicino di cui ci mostra le tavole. 

Passa la parola all'illustratrice Antonella Abbatiello che decide di lasciar parlare un video che ha realizzato per l'incontro a Bologna. 
"Questo è il racconto di come un libro possa nascere da pezzetto di carta rosso e di come questo libro diventi animato con il tocco del dito di un bambino. È il racconto dell'unione speciale tra creatività e tecnologia, e dell'incontro tra persone altrettanto speciali che l'hanno reso possibile. È la dimostrazione di come tutto cambia, anche l'approccio al gioco. E non è sempre un male". 
Un pezzetto di carta rosso, un video che racconta di come, quasi da sola, sia nata l'app Facciamo, dal lavoro di una squadra davvero speciale. 

Passa la parola a Lorenzo de Tomasi, il designer di interfacce che qui si presenta come "papà di Mattia" (guardatevi il video!). Ci racconta che tutto è cominciato quando ha visto Mattia incuriosito da dispositivi come cellulare e tablet. Un problema di questi dispositivi sono le onde radio, quindi per prima cosa Lorenzo consiglia di spegnere le connessioni. Racconta: "Abbiamo poi parlato con una psicologa, per capire quali implicazioni negative avvesse l'interazione con tali dispositivi. E' uscito fuori che l'unico disagio che ne può scaturire per il bambino sia il momento della "sottrazione" del dispositivo stesso, nell'intento di limitarne il tempo di gioco. Resta comunque fondamentale che il tempo di fronte a dispositivi digitali sia limitato e sempre arricchito dalla presenza e interazione col genitore. Ecco allora che un'idea per distrarre il bambino piacevolemente sia l'accostamento il libro, in cui ritrova forme e colori con cui ha appena giocato, ordinate in forma narrativa. Affinché però la app di Facce non fosse una mera trasposizione, abbiamo cercato di renderla un prodotto autonomo. Inizialmente, sfogliando i libri di Antonella di cui Mattia è fan, avevamo pensato a Farfalla (Fatatrac 2010) ma l'idea è stata accantonata quando ci è stato presentato il menabò di Facce". 
Lorenzo sottolinea che la prima cosa che un bambino riconosce e per cui mostra interesse, son proprio i visi, le parti della faccia, le espressioni e si ricorda con tenerezza che i primi approcci con Mattia con lui consistevano proprio in uno sfacciato ficcare le dita negli occhi del papà...
E si è subito innamorato dei pezzetti di carta che compongono le forme dei visi, che per natura fanno venir voglia di toccarli e spostarli. Racconta che con Antonella Abbatiello e Stefano Baldassarre hanno subito coinvolto Giovanna Zoboli e Paolo Canton nella progettazione di questa app, e nel giro di tre incontri hanno stabilito uno storyboard. Sono stati poi coinvolti degli sviluppatori, ed è stato importante accostare alle illustrazioni di alta qualità, sviluppatori capaci. Insomma, il multimediale è necessariamente multiautoriale, come già lo è l'albo illustrato, che mette in campo molteplici professionalità.
Dice Lorenzo: "Da subito abbiamo lavorato pensando a bambini molto piccoli, a partire dagli zero anni. Un bambino già a partire dai sei mesi è attratto da questi dispositivi, e di fronte alla app Facciamo sa cosa farci, capisce subito come funziona. Tocca lo schermo, accade qualcosa, il bambino prova piacere e sorpresa. In seguito, il bambino sarà portato non solo a sfiorare, ma a picchiettare, ruotare l'oggetto, torcerlo, scuoterlo...
Abbiamo inoltre osservato che alcune funzioni tendono a scoraggiare il bambino (per esempio quando si toccano i bordi e si esce dall'applicazione) per cui gli aspetti di "sensibilità" sono stati progettati accuratamente. 
Abbiamo riscontrato che esiste un gran numero di applicazioni per piccolissimi, tutte semplici ma uguali l'una all'altra (colora, memory...). Sembra insomma, commenta Lorenzo, che tutto il sapere pratico acquisito dagli anni '80 nel campo nei videogiochi sia stato perso: il motivo è che le competenze da mettere in gioco sono diverse. Qui allora abbiamo messo insieme diverse professionalità, tutte di alto livello, e questo lavoro d'équipe è stato di continuo monitorato e stimolato dal componente più piccolo della squadra; Mattia, di due anni: ecco come l'app dei Topi, sebbene non sia scevra da fini pedagogici, lascia piena libertà e il piacere della scoperta al bambino".

Interviene Giovanna Zoboli per sottolineare che troppo spesso si dà per scontato che le app non siano nient'altro che intrattenimento. Con Facciamo ci siamo domandati in che modo questi oggetti entrano nella quotidianità dei bambini e delle famiglie [vedi qui le riflessioni emerse dal convegno L'editoria per l'infanzia volta pagina], che modifiche mettono in campo rispetto all'organizzazione del tempo dei bambini e nel campo dell'attenzione. Questa app nasce dunque con delle ragioni precise.

Fausta Orecchio anticipa che nella casa editrice Orecchio Acerbo si comincia a pensare a sviluppare delle app, ma mancano ancora delle professionalità capaci di conciliare un alto qualità dell'illustrazione con le capacità tecniche. Se per il cartaceo abbiamo visto che i più interessanti illustratori sono quelli che hanno qualche nozione di tipografia, impaginazione, grafica, oggi cerchiamo qualcuno in grado di racchiudere competenze diverse. 

Stefano Baldassarre, graphic designer e membro dell'équipe di Facciamo, ritiene invece che sia un arricchimento irrinunciabile avvalersi di specialisti veramente specifici, un po' come l'antica consuetudine dell'incisione che voleva un artista disegnatore, un incisore, uno stampatore, i torcolieri...

Ecco per chiudere il video di presentazione dell'app Facciamo lo trovate qui.












2 commenti:

  1. Molto molto interessante.
    Stracondivido l'idea di spegnere la connessione ed usare lo strumento in altro modo.
    Un settore tutto da esplorare e scoprire con i piccoli lettori questo, e quindi sto raccogliendo quante più informazioni ;)
    Facce manco a dirlo mi ispira e penso che sia davvero adatto anche ai piccoli piccoli, ho molta voglia di scoprirlo.

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  2. Caterina facci sapere poi che ne dice la tua banda! E in generale se scoprite qualcosa di interessante, non esitate a segnalarcelo!
    Buone letture!
    Leyla

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