lunedì 19 marzo 2012

Cortoons 2012 (IX edizione)

Cortoons 2012
Si è conclusa ieri al teatro Palladium di Roma la IX edizione del festival indipendente di animazione Cortoons.

L’ultima volta che ho partecipato al festival è stata nel 2009, per la performance (esilarante) di Gipi che all’epoca presentava LMVDM (La mia vita disegnata male).

Quest’anno l’edizione è stata molto densa, con alcuni eventi di richiamo ampio, come la presentazione di Rango, vincitore del premio Oscar 2011 per l’animazione, inserito tra i tre lungometraggi in concorso; ma non sono mancati i momenti dedicati a un pubblico più settoriale e probabilmente selettivo (sottolineo che comunque il pubblico non è mai mancato e l’afflusso è stato più che lusinghiero).

Rango, Gore Verbinski (2011)
Non ho potuto presenziare all’intera manifestazione, quindi mi limiterò al resoconto degli eventi ai quali ho partecipato. Purtroppo non sono potuta rimanere neanche per le premiazioni e tuttora non conosco i titoli dei premiati tra i cortometraggi. In coda aggiungo il sito dell’evento per chi volesse seguire le news (ci sono anche diversi video caricati).

La scaletta delle singole giornate di Cortoons è stata articolata secondo scansioni abbastanza regolari: rassegne di corti degli anni ’30 per iniziare, seminari a cura di personalità coinvolte in diversi rami del settore animazione/illustrazione, presentazione di retrospettive di artisti mondiali, lungometraggi e cortometraggi in gara.

Tra i tre lungometraggi presentati, oltre a Rango di Gore Verbinski (la storia di un camaleonte che per una serie di casi si ritrova sceriffo di una cittadina western afflitta da siccità), il coreano (di Seong - yun Oh) e strappalacrime Leafie (grande successo in patria e anche questo con animali per protagonisti) e infine il vincitore del festival: The green wave dell'iraniano (ma la produzione è tedesca) Ali Samadi Ahali.

The green wave, Ali Samadi Ahadi (2010)
The green wave non è un film d’animazione. O meglio l’animazione ha un ruolo di supporto all’interno del film che è in realtà un documentario. Ahali racconta attraverso interviste e filmati di repertorio la grande protesta pacifica (repressa e costata diversi morti, feriti e prigionieri politici) seguita alla rielezione di Amhadinejad alla presidenza dell’Iran nel 2009 contro il candidato riformista Mousavi.
Il ruolo dell’animazione all’interno del documentario è quello di narrare in immagini ciò che sarebbe impossibile narrare diversamente: i racconti di alcuni partecipanti alla protesta, pubblicati in rete via blog o Twitter.

In calce aggiungo che la presenza di artisti iraniani quest’anno ha avuto un certo rilievo: da segnalare, infatti, anche la mostra (molto bella) di Ehsan Mehrbakhsh.

La politica ha avuto un suo peso nel corso del festival, anche in modo meno ortodosso.
Domenica 18 durante la presentazione dei lavori degli allievi di Bezalel (Accademia d’arte e design di Gerusalemme), un comitato filo palestinese (BDS – boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele) è intervenuto con un comunicato di protesta verso Hanan Kaminsky (direttore di Bezalel), occasionale simbolo dell’intento emendatore che Israele ha nel diffondere i propri prodotti culturali nel mondo.

L’intervento, richiesto dal comitato e concesso dagli organizzatori, è riportato in questo articolo. Per dovere di cronaca sottolineo che l’afflusso in sala e l’interesse mostrato per le opere presentate da Bezazel non è stato tiepido; la guerra e il male sono stati argomenti ampiamente trattati (cito per gli interessati The Peace maker, uno dei corti più apprezzati tra i presenti in sala).

Per questioni di tempo ho dovuto sacrificare la visione delle retrospettive anni ’30 e di gran parte dei cortometraggi in gara. In compenso ho giocato un po’ ad analizzare i dati sui corti in concorso, nello specifico sulle tecniche più utilizzate: la partecipazione del 2D (illustrazione bidimensionale classica) è ancora preponderante (35% circa dei corti in gara), incalzata dal 3D (33% circa). Minoritari stop motion, visual effects (applicati a riprese standard) e tecniche miste.

Ho seguito invece quasi tutte le retrospettive d’autore; mi limito a citare l’ultima, molto interessante, di Simone Massi.

Simone Massi, La memoria dei cani (2006)
Massi, presente in sala ha dialogato col pubblico, rispondendo a domande, presentando il suo lavoro e la sua esperienza umana e lavorativa, raccontando il suo rapporto conflittuale con la committenza, la difficoltà nel collaborare e anche la fatica affrontata nel corso degli anni per portare avanti il suo lavoro e soprattutto la propria peculiare visione, molto slegata da un qualsiasi legame con l’industria o anche soltanto con un mercato di amatori.

Il dibattito tra industria globale e nicchia ha segnato l’edizione, facendo un po’ da leit motiv soprattutto durante gli interventi seminariali.

I momenti centrali in relazione alla questione sono stati la masterclass di Bill Plympton sabato 17 e l’intervento sulla sceneggiatura di animazione, condotto da Stefano Santarelli della Scuola Romana dei Fumetti domenica 18.

Bill Plympton è un personaggio singolare. La retrospettiva delle sue opere nel corso del festival ha compreso l’ultimo lungometraggio Idiots & Angels (già in anteprima nell’edizione 2009 di Cortoons) e soprattutto numerosi shorts (alcuni inediti), tra i quali Guard dog e Your face (quest’ultimo candidato all’Oscar per l’animazione nel 1987).

Bill Plympton, Your face (1987)
Plympton, orientato al pragmatismo, oltre a raccontare numerosi aneddoti sulla sua vita da cartoonist, ha cercato di consigliare il pubblico attivo nel settore a seguire regole precise, nell’ottica di vivere l’animazione come una professione e non esclusivamente una forma d’arte. Oltre alle 3 rules (brevità, economicità, ilarità), ha a lungo spiegato come sia importante per lui lavorare molto (parliamo di dieci ore di lavoro al giorno per un minuto di animazione, ritmi retti praticamente in solitaria) e vendere a livello internazionale proprio per garantire continuità al proprio mestiere.

Eppure Plympton, nella sua pragmaticità e nel costante occhio al mercato, per favorire la propria indipendenza creativa ha rifiutato un ingaggio milionario con la Disney (“… avete presente la storia del poliziotto buono e del poliziotto cattivo? Beh quando parli con gli inviati della Disney è un po’ come avere da una parte il poliziotto cattivo e dall’altra … l’Anticristo”).

Stefano Santarelli della Scuola romana dei fumetti ha avvinto il pubblico in sala parlando per un’ora e mezza di industria dell’animazione e in particolare della situazione dell’industria italiana. Con una franchezza ammirevole (ma anche molto divertente) ha descritto il processo che porta alla produzione seriale di animazione in Italia, sconfortante per la carenza di professionalità, sia dal punto di vista numerico che per l’inadeguatezza delle persone deputate al settore animazione in RAI (a quanto pare l’unica realtà italiana in grado di finanziare produzioni nel settore). Non sono mancati i suggerimenti pratici sullo sceneggiare cartoni, gli aneddoti curiosi, i riferimenti al cambiamento delle tecnologie, nonché la presentazione dei lavori animati di alcuni allievi della Scuola.

Infernal nuns, un divertente fake trailer
in concorso nella categoria VFX
Chiudo l’articolo con una curiosità a margine. La proiezione di The green wave e l’intervento di Plympton sono stati entrambi completamente in inglese, senza alcuna traduzione. Non perché mancasse gente competente e deputata a tradurre, ma proprio perché ne è mancata la necessità (è stata la gente a rifiutare espressamente l’ausilio di un traduttore).

Mi è sembrato un segnale altamente positivo. In Cortoons 2012 abbiamo avuto oltre a opere pregevoli, interventi corposi, partecipazione, ottima capacità organizzativa (a parte qualche momento di defiance tecnica), incontro e scontro politico, desiderio e capacità di comunicare globalmente, usando la cultura come un veicolo per la comprensione e l’apprendimento di stili di lavoro, modi di vita, espressioni di pensiero. Moltissimo, considerando la natura indipendente e quasi totalmente autofinanziata del festival. 

Auspico che l’impegno delle persone che lavorano a Cortoons continui ad essere premiato tanto dall’adesione di artisti internazionali, quanto dalla partecipazione del pubblico e mi auguro che riesca negli anni a smuovere l’asfittica situazione nazionale.

UPDATE VINCITORI

Best Italian short: Fiumana directed by Julia Gromskaya
Best International short 1-4 min: Organopolis directed by Nieto – France
Best International short 4-20 min: La Détente directed by Pierre Ducos, Bertrand Bey – France
Best Graduation Film: Chest of Drawers directed by Sanni Lahtinen – Finland
Best VFX: Have you seen my Sister Evelyn? directed by Hoku Uchiyama – U.S.A.
Best Videoclip: Brandt Rhapsodie directed by Francois Avril, Morrigane Boyer, Thibaud Clergue, paolo Didier, Ren-Hsien Hsu, Tristan Ménard, Lucas Morandi, William Ohanessian, Lucas Verber – France
Cortoons special prize: You shall not Leave the Way directed by Veronika Szemlova – Czech Republic


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