lunedì 13 gennaio 2014

Gwendal Le Bec - Un bois - Albin Michel 2012

Un libro invernale, quando ogni parco sembra bosco, e alle quattro e mezza è l'imbrunire. 

Ho trovato questo fantastico albo esposto alla Biblioteca Europea (tra poco lo riporto, consulta l'opac qui) e hop l'ho portato subito a Villa Borghese, con la mia banda di mocciosi e fangosi esploratori di 3-5 anni. 

Ho avuto la fortuna di notare occhi attenti sfogliare avidamente questo grande albo, ma soffermandosi su ogni doppia pagina a lungo. 

In una mano un mandarino, l'altra immersa in ogni più piccolo particolare, sul porcospino, sulle api, sui topolini nel sottobosco. 

Qualcuno contava (i conigli, le foglie...), qualcuno riconosceva qualcosa di già visto ("c'est l'entrée d'une cachette!"), qualcuno ripeteva i nomi di animali sentiti per la prima volta (le mulot, le troglodyte, la belette...), ma soprattutto tutti erano affascinati dalle illustrazioni, dai tratti numerosissimi, dal cambiamento della luce e dei colori da una tavola all'altra.

E di sottofondo a questa meraviglia, una voce: un testo poetico e rassicurante quanto drammatico e misterioso. 
Un testo che parla del sole che si leva, della notte, del freddo, dell'umido, del volo, del sole del pomeriggio, dell'erba grassa, della caccia...

Un libro che è una rassegna di tutte le ore del giorno e della notte, perché il bosco non dorme mai, un catalogo di animali grandi e piccoli, un ventaglio di tinte e segni. 

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