venerdì 18 gennaio 2013

Mario Lodi, Il paese sbagliato. Diario di un'esperienza didattica


Qualche giorno fa, rovistando nel reparto libri usati di una libreria romana, mi è capitato tra le mani un testo edito nel 1970 per la collana Nuovo Politecnico di Einaudi. Si tratta di un libro di Mario Lodi intitolato Il paese sbagliato. Diario di un'esperienza didattica (premio Viareggio 1971), un resoconto in forma narrativa del lavoro di Lodi maestro in una prima elementare di Vho.
Nato a Vho di Piàdena nel 1922, Mario Lodi insegna dal 1940. Fa parte del Movimento di Cooperazione Educativa, un gruppo di insegnanti che ispirandosi alla metodologia del francese Freinet hanno elaborato una pedagogia organica fondata sulla cooperazione. Ha curato, isieme a G. Morandi, I quaderni di Piàdena (1962), sulle esperienze della Biblioteca popolare di Piàdena; è autore di C'è speranza se questo accede a Vho (1963). Per i ragazzi ha pubblicato Il permesso (1957), Cipì (1961), Il soldatino del pim pum pà (1962) e altri libri.


 La chiave
(da M. Lodi, Il paese sbagliato. Diario di un'esperienza didattica, pp. 53-4)

27 ottobre. Lungo la strada incontriamo il gregge del pastore che abita nella via della scuola. Le pecore, tornate dalla montagna, stanno uscendo dal portone e ingombrano la strada. Il traffico è fermo. In aula si accende la conversazione. 
Ileana: - Il pastore era in mezzo alle pecore e c'era una caprettina.
Anna: - Sì, anch'io ho visto le pecore intorno al pastore.
Umberta: - Le pecore pascolano in un prato.
Angelo: - Mia sorella diceva al pastore che era un frate perchè portava il mantello.
Carolina: - Io ero sul marciapiede e una fila di pecore erano sullo stesso marciapiede e io pensavo: adesso mi vengono addosso, e invece no.
Fiorella: - Il pastore aveva un cagnolino marrone che andava davanti alle pecore per giudarle. 
Katia: - Una capretta voleva andare avanti ma il cane non voleva e la faceva tornare indietro insieme alle altre. L'ha messa in mezzo e non è più scappata. 
Fiorella: - Il pastore tosa le pecore perchè hanno il pelo di lana.
La notizia fa meraviglia. Quasi nessuno sa dello sfruttamento della pecora da parte dell'uomo. Appagheremo la curiosità andando a vedere, d'intesa col pastore, la tosatura quando ci sarà. Qualcuno vuole sapere se le pecore, senza più mantello, hanno freddo. E se tentano di scappare per non farsi tagliare «il bel vestito ricciolino». E tante altre cose.
Il testo di sintesi sulle pecore («Il pastore porta le pecore a pascolare») resterà però nella storia del nostro apprendimento linguistico una pietra miliare, come la scoperta della ruota fu per l'umanità una scoperta decisiva.
Trascrivendo il pensiero alcuni bambini scoprono infatti che ben tre «pezzi» di parole sono uguali: il pastore porta le pecore a pascolare. Lo avvertono allora tutti con sorpresa rumorosa. Ma c'è di più: Angelo e altri scoprono che quel re si trova in altri pensieri esposti e, come se si fossero dati la voce, in un chiasso infernale, gridano che altri «pezzi» di parole sono uguali e si trovano un po' qui e un po' là. Escono dai banchi, indicano, gridano tutti insieme la sensazionale scoperta in una esplosione a catena: ogni pensiero non è «nuovo» ma è fatto di «pezzi» di altre parole, che si possono usare tante volte in combinazioni diverse, come in un gioco.
Ho detto tutti insieme? Non è esatto. Carolina, la ripetente, che sa leggere e scrivere e chissà perchè è stata bocciata, resta al suo posto meravigliata di tanta confusione, la scoperta non la riguarda.
E resta anche Virginio, che non coglie i frutti perché per lui sono ancora acerbi. In disparte c'è anche Ileana, timida, che non partecipa alla festa pubblica ma confida a me, sussurrandomele, le sue scoperte. Sono le 11, 10. Da questo momento si apre ai bambini la via dell'autodettatura e cioè la via dell'autonomia espressiva scritta. Hanno trovato la chiave. La misteriosa realtà della lingua scritta da ora non ha più segreti: diventerà lo strumento personale di comunicazione, parte viva di se stessi, come il sorriso, il grido, lo sguardo.

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