domenica 2 dicembre 2012

La fiaba necessaria




Ci accolgono nell'auditorium del Goethe Institut di Roma le tavole originali realizzate da Fabian Negrin (in mostra fino al 20 dicembre 2012) per il nuovo volume di fiabe inedite dei fratelli Grimm, Principessa Pel di Topo e altre 41 fiabe da scoprire, Donzelli 2012. «Un tesoro sepolto sotto la neve» secondo la felice definizione di Bianca Lazzaro, riscoperto e offerto ai lettori italiani dei Grimm.

Riportiamo qui gli appunti della presentazione del volume Principessa Pel di Topo (venerdì 30 novembre) con gli interventi del curatore Jack Zipes, l'illustratore Fabian Negrin, la traduttrice Camilla Miglio e Bianca Lazzaro per Donzelli.


Ci introducono nel libro le letture degli attori Vittoria Faro e Francesco Sferrazza Papa, che si cimentano nella lettura della versione originaria della fiaba di Raperonzolo. 

Bianca Lazzaro ci racconta dell'avventura di riportare alla luce dei tesori sepolti, ora alla portata di tutti, in versione italiana. Racconta di colui che queste fiabe ha scoperto: Jack Zipes, che dopo aver girato il mondo per conferenze sui fratelli Grimm, chiude questo anno "grimmiano" qui in Italia. 
Dice Bianca Lazzaro: "Presentiamo in questo volume un corpo di fiabe che sono state dimenticate perché pubblicate soltanto nella prima edizione, diversa dalle sette successive che hanno avuto fortuna e traduzioni". La traduzione di Camilla Miglio, dopo due secoli, ha riportato alla luce queste fiabe selezionate da Zipes e illustrate da Fabian Negrin.

Jack Zipes, di cui Donzelli ha recentemente pubblicato La fiaba irresistibile, spiega in italiano all'auditorio che fino a questo momento non si aveva idea che la prima e la seconda edizione (1812 e 1815) fossero differenti dall'ultima (1857). Non si sapeva  che i Grimm avessero pubblicato sette edizioni diverse, apportando modifiche ai nomi, ai contenuti, allo stile, stabilendo le versioni e arrivando persino a mutare la loro concezione della fiaba e del racconto popolare.
Di quella prima edizione, fino a oggi, si conosceva pochissimo, ma ora ne possiamo cogliere e leggerne l'importanza. Fu una specie di scintilla, e da quella raccolta di materiali gli studiosi di tutta Europasi attivarono in maniera febbrile per raccogliere e ragionare sulla cultura popolare. 
Analizziamo alcuni elementi del contesto di queste prime pubblicazioni.
Sappiamo che il lavoro di raccolta delle fiabe è stata solo una minima parte del lavoro dei due giovani filologi, Jakob (nato nel 1785) e Wilhem (1786). Si stupirebbero ora di esser celebri per le fiabe. Due adolescenti pioneristici, che intrapresero un lavoro di raccolta e rassegna di ogni tipo di storia e canto popolare.
Pubblicarono la prima raccolta di fiabe poco più che ventenni, raccolta destinata a essere il libro più letto in Germania dopo la Bibbia. 
Il loro lavoro era sorretto dalla convinzione che le tracce linguistiche sono le forme più spontanee di espressione e definizione, capaci di rendere coesa una comunità. Dedicheranno tutto il loro lavoro e le loro energie alla riscoperta e sistematizzazione delle storie del passato.
Dal 1810 inviavano i loro materiali al poeta Clemens Brentano il quale...perse il manoscritto. Per fortuna i fratelli avevano conservato una copia delle brevi storie raccolte soprattutto nella regione dell'Assia e proposero i materiali a un altro editore. Pubblicarono 86 storie nel 1812 e altre 70 nel 1815, comprese di note e riferimenti.
Non avendo ancora sistematizzato la loro teoria del folklore, si attenevano all'intento originale del progetto di raccolta: recuperare i resti, le tracce del passato e delle tradizioni. Ogni traccia del passato era sottoposta a registrazione: racconti, canti, epopee, non solo fiabe insomma, al fine di cogliere l'essenza dell'evoluzione naturale della lingua, modellata sui rituali e sulle abitudini della gente comune capace di modellare la società. 
Questa raccolta si concludeva con un manualetto educativo, in quanto le fiabe sono capaci di aiutare gli individui a far luce sulla propria esperienza. Nella prefazione, i Grimm scrivevano: "è giunto il momento di raccoglierle perché le persone che le tramandavano, stanno diventando sempre di meno". 
Le persone insomma muoiono ma le storie sopravvivono, senza che nessuno dica se sono buone o cattive, ragginate o rozze.
Raccontare storie è un'usanza straordinaria, e i Grimm cercavano di sostenere la necessità di raccontare storie per creare legami tra gli individui, per mettere in comune le esperienze. Riconoscevano l'importanza di raccogliere con autenticità canzoni e rime; storie in prosa; ninne nanne e fiabe per bambini; storie di tranelli e animali, commedie sullo sciocco, sul diavolo; resoconti di feste e usanze popolari; superstizioni, parabole, giochi di parole. Sottolineavano anche la necessità di registrare le diverse versioni, le ripetizioni sopratutto nel "vivo" del dialetto locale, di prima mano. 
Alcune storie di queste prime edizioni furono eliminate dalle successive anche perché non rispondenti a canoni e criteri fissati dagli stessi Grimm. Decisero di includere solo fiabe di sicura origine tedesca, ma poi riconovvero l'impossibilità di stabilire con esattezza l'origine nazionale delle fiabe. 
Decisero poi di sottoporre i materiali a un lavoro di combinazione delle versioni e rimaneggiamenti. Molte delle fiabe della prima edizione sono infatti più brevi delle successive versioni. Scopriamo allora attraverso la lettura di questa edizione un sapore di materia viva, un residuo forte di oralità. Sono fiabe generalmente poco descrittive: l'enfasi è tutta sull'azione e sulla soluzione dei conflitti. L'azione è condensata, e traccia una metafora nella realtà di chi ascolta. 
Sono stati accusati di raccogliere non solo materiali popolari, ma anche qui: è una  pretesa assurda, non si può stabilire con esattezza la classe di provenienza, la genesi della fiaba. I Grimm raccolsero questi materiali oralmente, nei libri, per via epistolare. Mandarono una lettera circolare a conoscenti e istituti in cui invitavano a mandare loro storie, leggende, canti...
Sono fiabe irresistibili perché non sono solo le fiabe dei Grimm, sono le nostre.

Bianca Lazzaro spiega che queste 42 fiabe non sono state scelte in quanto le prime, ma nell'intento specifico di presentare la qualità e la freschezza di questa prima edizione, con le aspettative di un lettore di oggi. Sono state selezionate fiabe sconosciute o versioni differenti di fiabe note.

Camilla Miglio, germanista alla Sapienza, parla dell'emozione di un lavoro collettivo: "i Grimm erano fratelli, mandavano lettere circolari, avevano amici che collaboravano volentieri al loro progetto. Si lavorava insieme intorno alla fiaba. Per questo è stato per me importante accostarmi a questo lavoro di traduzione in maniera collettiva, collaborativa, anche attraverso i laboratori pratici con gli studenti, i futuri traduttori". 
Camilla Miglio ragiona sul suo metodo di lavoro del traduttore, un lavoro fatto di letture e riletture, di confronto con altri che "non hanno la nostra stessa voce interna", di dibattito attorno alle immagini che si accendono a partire dalla fiaba, di ricerca di una "voce" che sia plasmata nel ritmo del testo e dunque in grado di restituire il tono, una ricerca collettiva su testi che presentano un doppio livello di complessità in quanto testi di tradizione orale e collettiva a loro volta. "Non ho guardato altre traduzioni, ma ho provato a tradurre e leggere ai miei bambini, una platea eterogenea per vedere se il testo 'reggeva'. Eppure mi rendevo talvolta conto di metterci la mia voce, perché quando si legge ad alta voce si tende a correggere con l'intonazione ciò che c'è scritto, i passaggi che ci suonano più ostili vengono 'commentati' dal tono di lettura, 'risolti'. In questo mi ha aiutato un bravissimo editor, fondamentale 'voce' altra in dialogo con quella del traduttore. Infine, dopo le illustrazioni di Fabian Negrin, ho ulteriormente rivisto e 'corretto' il testo, a dimostrazione di una vera e propria circolazione del lavoro".
Le storie qui presentate sono "del focolare", quindi per adulti e bambini, a volte terribili e paurose, come la fiaba Come i bambini diventarono macellai, su cui ci siamo confrontati con alcuni studenti della Sapienza.

Fabian Negrin 
"L'illustrazione è una specie di traduzione, e qui mi son sentito veramente parte della catena di montaggio del libro" dice l'illustratore del volume e prosegue:
"Ringrazio in Goethe, è buffo essere qui oggi, perché presento in mostra delle illustrazioni che hanno un sapore nordico, un'aria tedesca. Quando ero in Messico, negli anni '80, frequentavo la sede locale del Goethe, e mi sono appassionato al cinema tedesco, un'aria di cui le tavole che vedete risentono."
Poi: "Quel che di queste fiabe mi ha appassionato (e mi ha portato quindi a immaginare per ogni fiaba 5, 10, 15 immagini) è che ogni frase è come se spingesse in avanti la storia. Se nella frase 13 si sta costruendo una barca, nella frase 14 è già in mare. La storia della fiaba corre in avanti, ecco perché sono fiabe necessarie e meravigliose: nei secoli è stato tagliato tutto quello che meraviglioso non era, lasciando solo i diamanti. Al loro confronto il resto della letteratura non ha tale carattere di necessità, mentre queste fiabe restano e attraversano i secoli."

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