lunedì 5 novembre 2012

Benjamin, Figure dell'infanzia. Educazione, letteratura, immaginario.


«Circondati da un mondo di giganti, i bambini si creano nel gioco un loro piccolo mondo su misura». Walter Benjamin


Nella collana Minima di Raffaello Cortina editore, è da poco uscita una raccolta di testi di Walter Benjamin, a cura di Francesco Cappa e Martino Negri, dal titolo Figure dell'infanzia. Educazione, letteratura, immaginario.
Come spesso messo in rilievo dalla critica benjaminiana, il tema dell'infanzia fu caro al filosofo tedesco. Un motivo che torna in diversi luoghi, assumendo a tutti gli effetti i contorni di un'immagine dialettica: associato alla riflessione sulle figure degli aiutanti nei lavori dedicati alle opere kafkiane, o all'atteggiamento estetico dell'apertura e della scomposizione a partire dalle suggestioni baudelairiane sull'anima del giocattolo, o alle figure della veglia e dell'attesa che intrecciano le riflessioni messianiche e teologico-politiche di Benjamin.  Questa raccolta tematica di testi permette allora di valutare la complessità e l'efficacia di una riflessione di sorprendente spessore intorno al motivo inesauribile dell'infanzia che costituisce, a ben vedere, quasi un filrouge della traiettoria filosofica benjaminiana.
Ma al di là di questo legame con il percorso filosofico dell'autore, il volume offre una catena di vere e proprie perle, dense di approfondite riflessioni specialistiche, su tematiche pedagogiche e di letteratura per l'infanzia e sull'educazione, e porta in luce un volto in parte davvero inedito del filosofo tedesco. Si tratta di frammenti in sè compiuti, brevi testi di due o tre pagine, intensi e colmi di quell'afflato e quell''attenzione per le piccole cose che caratterizza lo sguardo di Benjamin, incontrando qui la competenza e la genialità di un autore che si rivela un esperto frequentatore della letteratura del settore.

Riportiamo uno dei brani:  

Cantiere, da W. Benjamin, Figure dell'infanzia, Raffaello Cortina 2012, p. 60

«Scervellarsi pedantescamente per realizzare prodotti - siano essi immagini, giocattoli o libri - adatti ai bambini è folle. Fin dall'Illuminismo questa è una delle fissazioni più ammuffite dei pedagoghi. Totalmente infatuati per la psicologia, non si accorgono che il mondo è pieno di cose che sono oggetto di interesse e di cimento per i bambini; e si tratta delle più azzeccate. I bambini sono fondamentalmente portati a frequentare i luoghi dove si lavora, dove in modo evidente si opera sulla cose. Sono attratti irresistibilmente dai materiali di scarto che si producono in officina, nelle attività domestiche o lavorando in giardino, nelle sartorie e nelle falegnamerie. Negli scarti di lavorazione riconoscono il volto che il mondo delle cose rivolge a loro, a loro soli. Con gli scarti di lavorazione i bambini non riproducono le opere degli adulti, tendono piuttosto a porre i vari materiali in un rapporto reciproco nuovo e discontinuo, che viene loro giocando. I bambini, in questo modo, si costruiscono il proprio mondo oggettuale da sè, un piccolo mondo dentro quello grande. E bisognerebbe avere negli occhi le regole di questo piccolo mondo oggettuale quando si voglia creare qualcosa di appositamente pensato per i bambini e non si preferisca lasciare che sia la propria attività, con tutto quanto vi è in essa di funzionale e di accessorio, a trovarsi da sola la strada verso di loro».

Dal sito dell'editore pubblichiamo la descrizione del testo:
"La mano avanza attraverso la fessura della dispensa socchiusa, come un innamorato nella notte. Poi, una volta abituatasi al buio, eccola cercare a tentoni zucchero o mandorle, uva sultanina o conserva. E come l’amante che prima di baciare la sua amata l’abbraccia, così il tatto li conosce prima che la bocca ne assapori la dolcezza.” Con la felicità espressiva che lo colloca tra i classici del Novecento, Walter Benjamin descrive così un “bambino goloso” in uno dei suoi scritti più affascinanti sull’infanzia e sull’educazione, nei quali pensiero, scrittura e immagine si fondono. Seguendo un ordine tematico, i testi qui raccolti per la prima volta in edizione italiana sono riuniti in sei sezioni, i cui titoli rimandano ad alcuni motivi centrali dell’intera produzione di Benjamin: i bambini, i libri, l’esperienza della lettura, i giocattoli, i teatri come luoghi dell’immaginario infantile e l’educazione come campo di avventura e redenzione.


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