giovedì 7 aprile 2011

RADICI Biblioteca Europea, Roma: recensione incontro

Non la schiena,
ma il mio petto
offro ai proiettili
per difendere l'amato
(K.S.)





Emozionante l'incontro svoltosi alla biblioteca Europea di Roma, nell'ambito dell'iniziativa “Editore cerca lettore”, con alcuni degli autori/editori di Radici, il primo libro di ELSE (Edizioni Libri Serigrafici E altro) e con i promotori del progetto (Cemea del Mezzogiorno, Asinitas Onlus, Orecchio Acerbo).
L'incontro è stato aperto da Cristina Paterlini, vulcanica responsabile del settore ragazzi della biblioteca. Da subito si è entrati nel vivo del libro, composto dalle storie di 17 alberi, raccontate e illustrate da 17 autori, provenienti da Eritrea, Ciad, Afghanistan, Palestina, Algeria, Bangladesh, India, Romania..
Mahmun, serigrafo, ha letto una testimonianza scritta assieme agli altri autori in cui si racconta come un libro abbia un corpo perché va curato, seguito, stampato, lasciato asciugare, piegato, cucito, rilegato e ha un'anima: in questo caso le radici, la scrittura delle storie. Ogni libro ha una storia propria, ogni tiratura è unica.
Tre donne hanno letto nella propria lingua la storia che avevano scritto per il proprio albero. Kiran Sahna (India) ha letto L'albero di Neem, Jesmin Akter (Bangladesh) L'albero delle banane rosse, Resia Begum (Bangladesh) L'albero della sposa. Paola Spigarelli volta per volta ha letto ad alta voce in italiano.
Radici è il risultato di un crocevia di buone pratiche e intuizioni. È un vero e proprio libro d'artista, di cui sono state tirate 600 copie, interamente realizzato a mano dall'illustrazione serigrafica alla rilegatura cucita a mano. La storia di questo libro racconta un incontro fortunato, nato dall'intuizione di Fausta Orecchio di Orecchio Acerbo e dei volontari del Cemea Roma. Due anni fa sono stati alla sede di Asinitas, a Roma, dove si insegna l'italiano agli stranieri a partire dal racconto del proprio vissuto. Si chiede agli studenti di raccontare come sono arrivati in Italia piuttosto che le solite domande: chi sei, da dove vieni, che lavoro sai fare, e gli studenti raccontano non solo a parole ma spesso e volentieri attraverso le immagini. Quei disegni hanno stuzzicato il fiuto editoriale di Fausta Orecchio, la quale ha iniziato a pensare alla possibilità di raccogliere testimonianze in un libro o...addirittura fondare una nuova casa editrice.
Grazie a un bando della Provincia di Roma nasce la possibilità di mettere su un laboratorio serigrafico di formazione: da qui l'idea di una casa editrice di libri fatti a mano.
In questo speicifico settore del panorama editoriale si sono da qualche anno distinte alcune case editrici, come l'indiana Tara Book o Eloisa Cartonera.
Il laboratorio ha offerto l'opportunità di formare giovani immigrati che attraverso il lavoro manuale e soprattutto il lavoro comune costruissero una casa, un luogo proprio, raccontando e facendo confluire storie e suggestioni di paesi lontani in una lingua, un progetto, un libro. La questione della lingua e dell'educazione, oltre a quella dell'artigianato, è di primaria importanza. L'italiano diventa il terreno comune da conquistare, da far proprio, da stravolgere, illustrare, usare. Spesso, racconta Marco Carsetti di Asinitas, si assiste a mistificazioni sugli immigrati da parte tanto dei media (la figura del clandestino e l'immaginario di terrore che lo circonda) tanto delle associazione del terzo settore, le quali, pur svolgendo un lavoro utile e attutendo i danni, tendono a rendere il soggetto con cui lavorano una vittima. L'esperienza di Radici ha dimostrato che è possibile costruire un proprio immaginario, lavorando e mettendo in comune le proprie esperienze, saperi tecnici, storie. Radici parla di storie che partono da lontano e evocano famiglie, case e soprattutto altre storie, patrimoni fiabeschi in cui tutti possiamo riconoscerci, perché sono le nostre radici.
Claudio Tosi, volontario Cemea, racconta la soddisfazione di veder nascere e germogliare qualcosa proprio così come la si vuole. L'esperienza del laboratorio serigrafico ha dimostrato che è possibile stampare con dei semplici pezzi di legno, rilegare senza macchine, riutilizzare le copie fallate per nuovi manufatti, riducendo al minimo il livello di tecnologia. Secondo Claudio, operare una analoga semplificazione in noi stessi è ciò che ci può rendere incisivi sul mondo. Il laboratorio di Else è diventata una casa, un posto dove metter radici: passare in serigrafia durante la giornata è diventata un'abitudine di tutti coloro i quali hanno partecipato al libro, anche se ora il progetto di formazione è terminato, racconta Paola Spigarelli, soprannominata dai suoi compagni “la signora non si butta via niente” per la sua attitudine intelligente a creare anche dai più insignificanti scarti qualcosa di nuovo.
L'esperienza della costruzione di questo libro è stata una sfida sociale e eminentemente politica, racconta Marco Carsetti. Quando parliamo di immigrazione in primo luogo sentiamo la carenza di luoghi di incontro. Il fatto di non avere tali crocevia, luoghi di creazione di familiarità e di incontro quotidiani rende difficile la convivenza. Else ha creato uno di questi crocevia.

Il libro della neonata Else concorre al Bologna children's book fair, nella categoria “opera prima”e non, come ci si sarebbe aspettati “new horizon”.
La categoria New Horizons è il premio riservato all’editoria dei Paesi Arabi, mediorientali, dell’America Latina, dell’Asia e dell’Africa, che offre spunti di grande innovazione del Bologna Ragazzi Award, categoria in cui l'anno scorso era stato premiato il libro di Besant Nagar, DO! della casa editrice Tara Book.
In questo contesto avrebbe potuto avere la visibilità che merita e le carte in regola per vincere il primo premio.
La motivazione per cui non è stato inserito è che il libro è prodotto in Italia e quindi “concorre” col mercato italiano. Non importa che gli autori provengano, tutti, dai paesi elencati. Far concorrere “Radici” nella categoria dell'opera prima è una sorta di ipocrisia, perché c'è da chiedersi se questa neonata casa editrice avrà un'opera seconda, mentre, come speriamo d'aver illustrato, questo libro racchiude qualcosa di più di un semplice progetto editoriale.
Forse per l'Italia non si vuol sentir parlare di Nuovi Orizzonti?
Cartastraccia vuole rendere omaggio a questo libro emozionante, significativo e ricco nella sua materialità quanto nel suo contenuto.

Leyla Vahedi, marzo 2011


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