giovedì 22 novembre 2012

L'editoria per l'infanzia volta pagina

In occasione della prima edizione di BookCity  eccoci a Milano per seguire il convegno organizzato da Happi Ideas e dalla Casa Editrice Babalibri  sul futuro dei libri per ragazzi di fronte alla sfida del digitale: l'editoria per l'infanzia volta pagina.
Obiettivo del convegno è l'intento di continuare a parlarne, come ci racconta Anna Pisapia,  Happi Ideas, giovane e attiva mamma che ha aperto il convegno. Il dibattito ha già preso avvio e continuerà su twitter (Hashtag: #futurolibroinfanzia) e sul blog Topipittori, verrà anche redatto e diffuso un questionario, intanto ecco alcune delle questioni che si sono aperte.



Dopo aver ripercorso le principali tappe della nascita del libro, Anna Pisapia ci fornisce alcuni dati interessanti. I genitori, dice, sono entusiasti downloader di applicazioni per l'infanzia, le app più scaricate sono di intrattenimento e educazione. Ma sotto queste etichette c'è un po' di tutto, non solo "libri", ed è difficile orientarsi e scegliere accuratamente.  
Prima questione con cui confrontarsi: nei libri digitali c'è una giusta interattività?
Troppa interattività può distrarre dai contenuti: è stato osservato che i bambini che leggono un libro digitale ricordano meno particolari dei bambini che leggono lo stesso libro cartaceo. Anche i pop up cartacei o alcuni libri interattivi portano i bambini a distrarsi dalla linearità della lettura narrativa. Ciò non vuol dire che siano cattivi libri, nè che non vengano amati dai bambini.
Lo studio precedente, commissionato dall'editore Harper Collins viene contraddetto da uno studio di Korat del 2008 (quando ancora non esistevano le app) citato in un articolo di Pierdomenico Baccalario : i bambini preferiscono una maggiore interattività, e quindi i libri digitali ai cartacei e se supportati dall'adulto, c'è un maggiore coinvolgimento e ricordano di più.
Insomma... gli studi si contraddicono e non indagano aspetti così decisivi, il dibattito è dunque aperto: c'è una giusta interattività tanto per i libri cartaceri che per i libri digitali?
Seconda questione: Gli e-book possono avvicinare al piacere della lettura bambini poco motivati?
Lo studio del New York Times, di cui sopra, dice di sì, ma in molti sono dubbiosi.
Certamente i bambini vanno incoraggiati a sperimentare, ma genitori e operatori possono soprattutto indirizzarli verso i prodotti migliori. 
Un'altra questione: la terminologia. Nascono nuove terminologie insieme alle tecnologie, eppure ancora non abbiamo trovato il verbo: si guarda un film, si legge un libro...ma cosa si fa con un libro elettronico? Ragiona sui cambiamenti lessicali anche Francesca Archinto, Babalibri: oggi, quando parliamo di un libro, dobbiamo aggiungere "cartaceo".

Anna passa la parola all'illustratrice Giulia Orecchia che esordisce: "Gli artisti non hanno mai avuto timore delle nuove tecnologie, anzi, molto spesso ne sono i precursori, si guardi al lavoro di Hockney degli ultimi vent'anni. Le possibilità di fare immagini, anche schizzi veloci, che poi si muovono è senza dubbio interessante".
Giulia ci mostra dei lavori prodotti in 5 giorni dagli allievi del workshop intensivo MiMaster Illustrazione "Dalla carta all'e-book". Questi corti di carta non sono adattamenti o goffi tentativi di avvicinarsi ai videogame, ma utilizzano in maniera intelligente le potenzialità del digitale partendo dall'illustrazione fatta con carta, colla e forbici, . Come nei libri con le finestre, si scopre ciò che c'è dietro, ma tutta l'immagine (e non solo la parte della "finestrella") muta. Sono dei corti semplici, illustrati con grandi campiture di colore rosso, bianco e nero di immediata lettura. "Chi si nasconde nella notte" per esempio mostra una pagina nera con un solo particolare (degli occhi nella notte) e il bambino è invitato a "accendere la luce" scoprendo l'animale di cui vedeva solo gli occhi. Voltare pagina è qui un click denso di significato: si accende la luce, si svela ciò che c'è nel buio, si gioca con la curiosità infantile e si richiede un'intervento attivo invitando il bambino a guardare le illustrazioni e leggerle.
In un altro corto si svelano le tane degli animali: in una pagina c'è un paesaggio, nella successiva si mostrano i tunnel sotterranei delle talpe. Il libro, ed è di questo che si tratta: un libro,
Questo intelligente esperimento che ha prodotto venti corti di carta senza parole secondo noi è riuscito a coniugare le potenzialità più interessanti del raccontare storie attraverso le illustrazioni, con questo nuovo strumento che mette tanto in crisi editori e operatori del settore. Dal blog di Giulia Orecchia è possibile scaricare l'e-book: Scarica qui l'e-book Corti di carta

Parla poi Francesca Archinto, Babalibri, la quale riflette sui paradigmi di tradizione e innovazione e confessa: "Io sono un editore molto tradizionale, pubblico esclusivamente libri cartacei, mi rivolgo a bambini in età prescolare e primo ciclo della scuola dell'infanzia, ma ho sempre pensato che il mondo digitale è un dato di fatto, un ecosistema, non si possono chiudere gli occhi. Sarà qualcosa di esplosivo per l'editoria, una bomba, cambierà di certo qualcosa, ma non in termini di sostituzioni".
L'editrice si domanda: che cos'è un libro? "Un buon libro deve avere una compenetrazione perfetta tra testo e illustrazioni, capace di restituire emozioni. Un libro digitale, può suscitare la stessa emozione di un libro cartaceo?"
Un libro dunque, deve emozionare, ciò che di peggio possa fare è lasciare indifferenti, non lasciare nulla.
C'è una grande richiesta da parte dei genitori e allo stesso tempo altrettanta confusione: che cosa vogliamo proporre ai bambini? E un libro digitale, si legge? Si cerca un'attività che sia educativa? Ecco, probabilmente la maggior parte dei genitori cerca questo: elementi di apprendimento e didattica. L'80% di app, abbiamo visto, è di educazione.
Allora domandiamoci: le app di apprendimento offrono emozioni? Se non le danno, non sono libri".
Francesca mostra il libro digitale di Hervé Tullet, Un jeu [Bayard Éditions d'après "Un livre", éditions Bayard jeunesse]. Poi "Caccapupù", ce lo fa sfogliare mostrando la vicinanza al cartaceo di cui ha mantenuto lo stesso fortunato e efficace impianto. Il testo è stato ugualmente mantenuto, nonostante una voce racconti la storia, perché qui la parte tipografica ha una funzione grafica, di definizione dei campi. Nell'adattamento digitale di Il cane blu di Nadja invece il testo è stato eliminato, perchè non ha lo stesso ruolo nella struttura del libro.
Una considerazione sul formato: quando si racconta una storia, anche il formato è un elemento di decifrazione. Leggendo dallo stesso tablet, il formato dei libri sarà sempre lo stesso. Ma ci sono, nel formato digitale, altri benefici da sfruttare.
Generalmente si tende a dare più peso alle potenzialità dello strumento piuttosto che al contenuto, mentre bisogna continuare a offrire buoni libri.
Un libro: è qualcosa che crea una relazione fortissima, una mediazione, uno spazio espressamente dedicato.
Di un tablet mi chiedo: è altrettanto socializzante? No, è uno strumento più autonomo.

E' il turno dell'appassionato bibliotecario Giuseppe Bartorilla, Biblioteca dei ragazzi di Rozzano che interviene su “La lettura fuggente: cronache bibliotecarie ai tempi del web 2.0. 
Racconta dell'esperienza di BUCsity, di cui potete leggere cliccando qui e del convegno "Digital Readers" per tentare di decifrare i nuovi scenari coinvolgendo anche le nuove professioni della filiera editoriale.
Le biblioteche rivestono ancora un ruolo marginale nell'attuare progetti sul digitale ma chi si occupa di bambini e lettura non può ignorare che siano nativi digitali. Non si può ignorare neanche che mai come in questa epoca di scrive e si legge: post, sms, status di facebook). Ricordiamoci di avere a che fare con dei mostri che comunicano e lavorano in gruppo, sviluppano processi cognitivi anche attraverso i videogiochi. Ebbene sì, i videogiochi. Possono essere considerati stimoli cognitivi: la scelta, l'errore, il risultato attraverso elementi non testuali. Anche i videogiochi sono approcci alla lettura.
Di fronte a un bambino che legge con l'ipad, i genitori hanno due tipi di reazioni: timore, da una parte, estasi del proprio pargoletto dall'altra.
Domandiamoci allora cosa è la biblioteca: possiamo definirla un contenitore di storie. E il fumetto e l'albo illustrato sono archetipi di multimedialità. Ecco, dal convegno "Digital Readers" è emerso qualcosa di nuovo: la crossmedialità, l'importanza dell'interazione tra media.
Dunque rifettiamo su che cos'è una storia. Non è un libro, non è un dvd, non è un e-reader. Una storia può passare attraverso i supporti più disparati. Il videogioco ne è un esempio. 
Giuseppe racconta del progetto che ha visto nascere il blog, redatto interamente dai ragazzi, BUCSITY,  un tentativo di sposare la lettura trazionale col web 2.0.
Ricorda che il futuro del libro è anche il futuro della biblioteca. Bisogna dunque ripensare l'idea di leggere, e pensare di leggere E integrare, perché il nostro modo di costruire storie non è più quello con cui i ragazzi le leggono.
Riguardo alle app come motivo di distrazione, è vero però che non bisogna precludersi nulla, perché, come scrive Luca Ferrieri in Il lettore a(r)mato: "Non potremo mai cambiare la realtà se non (la) sappiamo leggere".
Chiude il suo intervento leggendo le ultime righe di Hugo Cabret, libro che ritiene assai "digitale".


Ecco Giovanna Zoboli, Topipittori che interviene su “Libri! In difesa del libro (anche elettronico)” 
Legge a alta voce alcune battute di Mc Cain, J. Alcorn, Libri, Topipittori 2012, un libro del 1962 per interrogarsi sulla domanda che cos'è un libro.
Ogni editore del resto se lo domanda: come strutturare i libri del futuro? E' possibile conservare la ricchezza del linguaggio dell'albo illustrato trasferendolo su un altro supporto? Bisogna trovare il modo.
Giovanna si sofferma sull'importanza della lettura nei processi di costruzione dell'identità e delle capacità cognitive: gli albi illustrati, in quanto sono costruiti e vengono letti attraverso più codici, attivano diverse aree cognitive. Segnala il volume di Marco Dallari (Scienze Cognitive a Rovereto), Testi in testa, edito da Erikson quest'anno.C'è da chiedersi: che cos'è un testo? Forse possiamo dire che è un'organizzazione di strutture complesse di pensiero che passa attraverso la scansione della pagina.
E' stato dimostrato che non esiste un periodo della vita più denso di intelligenza e creatività che l'infanzia. I libri devono rispondere alle esigenze dei bambini.
Come Babalibri, anche noi "generazionalmente" non siamo preparati, ma stiamo lavorando a un progetto di una app. Se già nell'albo illustrato vengono coinvolti una gran quantità di professioni (illustratore, autore, grafico, tipografo), si aggiungeranno nuove figure. Ci è sembrato fondamentale trovare persone competenti di nuove tecnologie che però avessero i nostri stessi gusti. Riteniamo più interessante ora lavorare a qualcosa di nuovo piuttosto che fare lavoro di adattamento per digitalizzare i libri che già abbiamo pubblicato.

Martina Fuga, “Mamma 2.0”, ideatrice di Artkids interviene su “App e Ebook. Cosa ne pensano le mamme”. Si presenta e si dice entusiasta degli e-book, basta saper scegliere. Segnala un editore inglese indipendente che non disdegna l'e-book: Nosy Crow.
Racconta dell'esperienza positiva delle app per “costruire storie” Special Needs, espressamente dedicate ai bambini con bisogni speciali ma apprezzati anche dal resto dei bambini. Sono strumenti ottimi, capaci di rendere protagonisti i bambini, di metterli nella dimensione del fare, del creare. Credo che la strada sia questa, dice. Le nuove potenzialità, non tanto l'adattamento di un libro cartaceo al formato digitale. E' un mezzo in più.
Martina legge alcuni commenti raccolti sul web scritti dalle mamme che sperimentano le nuove tecnologie: “Non è il nuovo modo di leggere: è uno dei modi di leggere”; “A scuola sì, la sera no” e tanti altri. Ma la questione non è schierarsi a favore o contro: c'è da riflettere e da affrontare il timore che hanno alcuni genitori di iperstimolare i figli o ancora il timore sulla misura e sul tempo che i loro figli dedicheranno al tablet.

Infine è il turno di Massimo Canuti, Happi ideas, il quale propone “Interazione di qualità. Un comune denominatore tra carta e pixel” 
Anche qui proviamo a rispondere alla domanda: che cos'è un libro. Gioco, strumento educativo, narrazione. S. King dice che un libro è come una pompa, non dà nulla se prima non viene attivata con una spinta. Poi restituisce molto di più di ciò che si è dato.
Una interessante via da percorrere per gli e-book è quella dei libri pop up. Mostra un e.book: Tree little pigs and the Secrets on a Pop Up Book con le illustrazioni di Leslie Brooke di fine '800. Qui lo strumento digitale offre la possibilità di scoprire cosa c'è sotto, di svelare il meccanismo.

Segue il dibattito. Intervengono Loredana Costi, Costanza Cristianini, Lorella Manio, Grazia Lodigiani, Caterina Giorgetti e l'ass. Cartastraccia.
Si discute del problema della mediazione: c'è comunque bisogno del ruolo attivo del genitore? Bisogna lavorare sul coinvolgimento. Di nuovo si cerca di delineare che cos'è leggere. È importante che questi strumenti continuino, come il libro, a stimolare la creatività e la capacità di lettura degli eventi e delle cose che circondano i bambini.
Si parla del pericolo di annientare la possibilità da parte del bambini di esperire una lettura anarchica, di tornare alla pagina precedente, di leggere dalla fine all'inizio, saltare le pagine...















Nessun commento:

Posta un commento